AVELLA. La storia del Maio di San Sebastiano. Di Nicola Montanile

Ecco la storia del Maio di Avella del nostro Nicola Montanile. SEBASTIANO Centurione romano si era ricoperto di gloria, combattendo, in Persia, nelle Legioni di Diocleziano, che lo amava molto, […]

Ecco la storia del Maio di Avella del nostro Nicola Montanile.

SEBASTIANO
Centurione romano si era ricoperto di gloria, combattendo, in Persia, nelle Legioni di Diocleziano, che lo amava molto, ma nella sua anima incominciava ad ardere la passione di Dio ed un giorno andò a visitare i cristiani nei sotterranei, ove vi era il carceriere Nicostrato con sua moglie Zoe, che era muta.

Ella capiva il parlare di Sebastiano e ad un tratto aprì la bocca per gridare parole ineffabili di gioia ed, intanto, l’imperatore seppe della conversione e lo convocò e lo fece arrestare e lo condannò a morte.

Fu portato in un boschetto, legato ad un tronco e frecce lo colpirono e, creduto morto, venne curato e salvato da alcune donne.

Sebastiano comparve, improvvisamente, dinanzi all’augusto, il quale lo colpì insieme alla sua scorta, uccidendolo.

PATRONO:

Il santo è il patrono di molti paesi e città, tra cui Avella e lo storico speronese -avellano prof. sac. Luigi Napolitano, nel suo libro, nel capitolo dedicato alle parrocchie, afferma che “Avella è divisa in quattro parrocchie, compresa quella di Sperone, ed hanno per comune protettore S. Sebastiano, la cui festa si solennizza nella prima domenica di maggio e il Municipio fa sparare nella pubblica piazza 200 mortaretti, perché in detto giorno fu liberato dal colera, che infuriava, nel napoletano, per intercessione del suo santo patrono”.

NOME:

Deriva dal latino, “Sebastianus”, e significa “Augusto” e viene usato anche nella forma troncata “Bastiano”, nonché col diminutivo “Sastianiello” e abbreviativo “Sasà”; l’onomastico, per tradizione, viene festeggiato il 20 gennaio, in ricordo di S. Sebastiano, nativo della Lombardia e martire a Roma, nel 288, protettore dei Tappezzieri, e dei Vigili Urbani e lo si invoca contro la poliomelite e la guerra.

Esiste anche la forma femminile Sebastiana, con identico significato, che si festeggia il 16 settembre, in memoria della Santa martirizzata in Tracia.

FESTEGGIAMENTI AVELLANI:

Oltre alla prima domenica di maggio, il santo, un tempo, veniva festeggiato nel mese di luglio o di agosto ed il 20 gennaio, giorno del suo onomastico.

Dalla metà degli anni ’50, con il compianto parroco don Filippo Marotta, la festa in suo onore, viene celebrata l’otto settembre, con quella della Madonna delle Grazie e la tradizione si rafforzò , maggiormente, dopo il terremoto dell’Ottanta.

Le due importanti manifestazioni celebrative sono la religiosa e civile con la rappresentazione del Dramma Sacro e quella pagana con “Majo” e “Fucarone”.

LEGGENDE:

Si racconta che il santo fosse patrono solo di Sperone e che, durante una processione, per un forte temporale, la statua venne fatta sostare sotto un portone ai confini per riprenderla il giorno successivo.

Gli avellani ne approfittarono, rubarono l’immagine e si ipotizza anche che S. Sebastiano assurse a protettore del Avella, con l’avvento del regime fascista, per celebrarne la nobiltà, la fierezza, il senso del dovere e l’amore e la difesa della patria.

DRAMMA SACRO:

Il Dramma Sacro, in cinque atti ed un prologo, venne scritto da Mons. Pasquale Guerriero e fu rappresentato in Avella nel 1919, mentre un solo anno, 1924, a Lauro. L’ultima rappresentazione è stata fatta nel 2008, -tra l’altro si è festeggiato solo S. Sebastiano-  sempre da attori locali.

Preceduti da un Prologo di una scena pagana, con coro dei Sacerdoti di Giove, dal “Poliuto”di Donizetti, gli atti sono: l’Editto Imperiale, l’Apostolato, dal Carcere al Tribunale, le Catacombe, il Martirio, l’Apoteosi e vengono impiegati circa 25 persone solo come personaggi anche se nell’ultima ne erano 28.

I “SEBASTIANI”:

Indubbiamente, per l’interpretazione, veniva scelto il più bel giovane del paese. Il signor Salvatore Guerriero lo ha interpretato dal 1919 al 1933; l’universitario Sabatino Bizzarro nel 1939, il prof. Francesco Vetrano, nel 1947; l’universitario Masino Magnotti, nel 1956; il rag. Antonio Tulino, negli anni sessanta e nel 1976, l’universitario Salvatore Ercolino, nel 1989 e l’avv. Francesco Tulino, nel 2008.

La regia è stata di Mons. Pasquale Guerriero e alla sua morte del compianto nipote, prof. Antonio Guerriero e nelle ultime due edizioni dal dott. Antonio Tulino ex S. Sebastiano, come sopra detto.

ANEDDOTI

Ad una guardia imperiale, su invito di Diocleziano fu comandato di verificare se Sebastiano era morto. Questo accostò l’orecchio al cuore e doveva dire “Si capo, è spirato”, mentre, disse “Si capo, è spilato”.

Molte persone venivano dai paesi limitrofi, con la ciuccia che parcheggiavano nell’attuale Largo Cattaneo e gli avellani preparavano dalla mattina, le sedie in piazza e una volta, nel mentre gli arcieri fingevano di tirare le frecce, la madre di un S. Sebastiano, si impressionò e dal pubblico gridò “Mamma mia! Stanne accirenne ‘a figliame”.ed, inoltre, un apoteosi era talmente perfetta che i forestieri, e vennero accontentati, chiesero che il protagonista si muovesse, pensando fosse la statua.

MAJO:

La parola deriva da “Major”, latino, a significare l’albero più grande; secondo altri perché si svolgeva nel mese di maggio ed infine perché verrebbe da “Maia”, dei  raccolti e dell’abbondanza e tante altre supposizioni.

I mannesi, un tempo si davano appuntamento al Muliniello due o tre giorni prima e, a volte anche un settimana, perché tutti dipende dal giorno della ricorrenza della festività; oggi, invece, si ritrovano nella Collegiata di S. Giovanni Battista de Fustiganti e dopo la santa messa e la benedizione partono  per la “Panoramica”.

Tagliato l’albero, ritornano nella stessa località per prepararsi per la sfilata e arrivare fino a piazzetta 1° Maggio, ex Largo S. Giovanni.

Il Majo viene benedetto dal parroco prima di essere innalzato al centro della suddetta piazza, perché centro significa ombelico cioè la “vita che nasce” e poi si procede alla vendita d’asta.

FUCARONE (FALO’):

Nella festa un ruolo di prima piano ha il “Fucarono”; esso è oggetto sia di timore che di venerazione ed ha uno scopo magico perché serve ad allontanare le epidemie dalle famiglie e dal bestiame (la sette frecce di San Sebastiano rappresentano il colera).

Vi è insito un motivo sacrale, in quanto finalizzato a ringraziare il Santo protettore per il buono raccolto della campagna e per la floridezza dell’economia e quindi, il fuoco brucia e dalle ceneri viene fuori la nuova vita ed una nuova stagione, perché con il “Barbato”, 17 gennaio, Sant’Antuono, il “Frecciato”, 20 gennaio, S. Sebastiano”, il “Mitrato”, 3 febbraio, S. Biagio, l’inverno se ne andato.

SIGNIFICATO:

Socializzazione, agonismo, sincretismo pagano cristiano sono gli elementi che caratterizzano la manifestazione.

Nel primo, è un momento collettivo poiché tutti vanno in montagna a tagliare l’albero, che, viene sfrondato, a significare povertà; nel secondo, scegliere e trasportare il Majo in paese è un motivo di coraggio; nel terzo, le due precedenti fasi portano ad un atteggiamento religioso con conseguente entusiasmo senza limiti; nel quarto, infine, è un passaggio da un rito pagano a quello cristiano.