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Pubblicato il: 19 gennaio 2018

AVELLA. La storia di San Sebastiano

di Nicola Montanile

Della biografia di San Sebastiano si sono interessati vari autori del passato e del recente, quali Don Riccardo Pecchia con “San Sebastiano Defensor Ecclesiae” e Don Rocco Napolitano “San Sebastiano Martire – Protettore di Lauro e mandamento“, nonchè il professore di Medicina Legale, Paolo Picciocchi con le sue figlie professoresse Elena e Paola, “San Sebastiano sopravvive al supplizio delle frecce?” - Lettura medico – Legale del rigor mortis in alcune tele che ne ritraggono la slegatura dall’albero dopo il saettamento“.

Nel suo testo il sacerdote avellano Pecchia tratta “”, La PersecuzioneIl Martirio“, “San Sebastiano Martire“, “San Sebastiano nell’arte“, con il terminare “Orazione a San Sebastiano“, ed, inoltre, nel sottotitolo dell’antipagina, si legge anche “Religiosità e Spiritualità“.

Invece il lavoro del lauretano parroco Don Napolitano si inquadra “Nel 17° Centenario del Glorioso Martirio e nel 350° Anniversario dell’Elezione a Patrono della Terra di Lauro di San Sebastiano”

Indubbiamente sono tre testi interessantissimi, che sebbene trattino l’argomento, ovviamente, in modi ed aspetti diversi, contribuiscono, rilevantemente, ad avere un quadro preciso, coinciso, completo,  complesso e soddisfacente della biografia del tribuno romano al servizio degli imperatori pagani Diocleziano e Massiminiano, per cui sono, senz’altro da leggere e consultare anche perchè si avvalgono di presentazione,  prefazione ed introduzione di esperti e validissimi studiosi in materia.

Il Santo visse nella seconda metà del III secolo ed era figlio di una milanese, mentre il padre era di Narbona, antica città della Gallia.

Però, secondo alcuni storici, sembra che Narbona non sia la città francese, bensì una frazione del Comune di Castelmagno in provincia di Cuneo, in Piemonte e, a conferma di ciò, ci sono, nel luogo, due comuni e molte frazioni che portano il nome del centurione.

Egli venne denudato, frecciato, fustigato ed, infine, immerso nella cloaca massima e, quantunque venga venerato il 20 gennaio, quando fu seppellito in Catacumbas, morì un giorno prima.

Circa la sua sopravvivenza al supplizio delle frecce, ci sono molte ipotesi:arcieri incapaci o armi inidonee, considerato che alcune, rappresentate nelle tele sono infilzate nei rami dell’albero; arcieri fedeli all’amico tribuno o infine, arcieri corrotti?

Quest’ultimi, forse, decisero di non produrre ferite fatali, perché corrotti da Fabiola, giovane nobile e pagana, la quale si servì di una schiava negra a nome Afra, che, per centomila sesterzi e la libertà convinse Iface, suo promesso sposo e capitano degli arcieri mauritani a non tirare ad uccidere, tanto che scelse cinque arcieri esperti, in grado di colpire a volo e di spezzare in due una freccia con una freccia più veloce.

Storia, leggenda, mistero e soprattutto fede sono le giuste domande che ci si pongono.