BIG BANG
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Pubblicato il: 4 febbraio 2018

BAIANO. 20 anni fa la morte di Antonio Petrillo. Il fratello Gianpaolo: “Lo rivedo allegro e dinamico facendo da angelo custode al suo nipotino”

Il 4 febbraio del 1998 fu uno dei giorni più tristi per la sua famiglia, gli amici e per i tanti tifosi dell’Avellino ed in particolar modo per quelli del Mandamento Baianese. Un male incurabile portò via Antonio Petrillo, giovane tifoso della formazione biancoverde tra i fautori della nascita e della crescita del gruppo “New Bush”. Petrillo, con la passione per il giornalismo, risiedeva a Baiano. La notizia della sua morte scosse tutti.

Oggi è il ventesimo anniversario della sua morte e abbiamo deciso di ascoltare il ricordo del fratello Gianpaolo.

Gian Paolo sono trascorsi venti anni dalla morte di Antonio, ma possiamo dire che lui non se n’è mai andato visti i tanti messaggi di affetto e amore che puntualmente giungono?

Si è vero sono trascorsi venti anni da quando Antonio ci ha lasciati, ma il suo ricordo è più vivo che mai, in tutti coloro che l’hanno conosciuto e non solo. La cosa davvero sorprendente per me è che molti ragazzi, addirittura bambini quando Antonio era in vita, hanno continuato a portare avanti il suo ricordo e a trasmetterlo anche alle nuove generazioni … Ciò significa fondamentalmente che Antonio ha saputo, nel corso della sua brevissima esistenza, incarnare e rappresentare nel migliore dei modi i valori dello sport, dell’amicizia e del sapere essere sia giornalista che ultras, sempre coerentemente in nome di una sana passione sportiva per l’U.S. Avellino 1912 e per i colori biancoverdi .… Personalmente, non amo associare il nome di Antonio alla morte, perché ricordando il suo modo di fare e di agire, lo rivedo sempre dinamico, allegro e impegnato in mille attività. In effetti, credo che Antonio sia ancora oggi un esempio per tutti, perché anche nei momenti meno felici della sua vita, non si è mai pianto addosso, ma ha saputo sempre reagire con coraggio e determinazione alle dure prove che ha dovuto affrontare. In questo davvero un Lupo irpino”.

Antonio era tifosissimo dell’Avellino ed anche gli ultras non hanno mai perso occasione, anno dopo anno, di ricordare un loro amico.

Mio fratello era visceralmente legato ai colori biancoverdi e avrebbe fatto di tutto per l’Avellino Calcio. A tal riguardo, voglio ricordare un episodio particolare. Antonio era stato da poco sottoposto ad un delicato intervento al Moscati di Avellino e nonostante il parere contrario dei medici e di noi familiari, chiese di essere dimesso dall’Ospedale, perché la domenica c’era il derby (o pseudo derby, come amiamo dire noi tifosi dell’Avellino) con la Salernitana. Era, se non sbaglio, il campionato 1992/1993 (allora l’Avellino militava in serie C), ma ricordo benissimo il risultato finale: vincemmo 1-0 con goal di Totò Fresta. Questo è uno dei tanti aneddoti che potrei raccontare per descrivere quanto forte fosse il legame che univa Antonio all’Avellino Calcio e che poi l’ha portato a percorrere l’Italia, in lungo e largo, dalle trasferte a Verona (dove si presentarono con le bandierine dell’Italia ed esposero lo striscione “Made in Italy”) a Venezia, fino a Trapani (ove, per una partita di fine campionato, con entrambe le squadra già salve, si recarono in 7), tanto per citarne solo alcune. Centinaia di trasferte, vissute con i suoi amici di sempre (Enzo Lippiello, Biagio Bellavista, Francesco Ciavolino, Antonio De Palma, Luca Pagano, Piero Rega, Antonio Acierno, Benedetto De Fazio, su tutti) portando sempre orgogliosamente in alto il nome del gruppo dei “New Bush” (di cui era stato un fondatore) e della Curva Sud di Avellino. Ecco, io non potrò mai dimenticare quello che gli ultras avellinesi e mandamentali hanno fatto (e continuano a fare) per ricordare Antonio e di questo sarò sempre loro riconoscente. Ricordo in particolare la coreografia nella partita serale contro il Palermo, nel campionato 2000/2001, con diretta su Raisport, quando la Curva Sud si colorò con migliaia di fogli argentati, espose due striscioni (“E’ sempre qui con noi” e “Sarà capitato anche a voi di avere un amico del cuore…”) e con quindici stendardi fu composta un’enorme scritta Antonio Petrillo; e, poi, le coreografie organizzate per gli incontri contro la Fermana e l’Atalanta, in quest’ultimo caso, con uno striscione raffigurante il volto di Antonio al centro della Curva e migliaia di luci che gli facevano da contorno. Non potrò, inoltre, mai dimenticare, il minuto di raccoglimento osservato in occasione di Avellino- Savoia, la domenica, immediatamente successiva alla sua scomparsa, quando il capitano della squadra Cecchini, dal centro del terreno di gioco, salì in Curva Sud per deporre un fascio di fiori, dove Antonio abitualmente seguiva le partite di calcio. E poi la partita amichevole che l’U.S. Avellino del Commendatore Antonio Sibilia, allenata da Adriano Lombardi, disputò a Baiano (sul campo neutro di Sperone). In tante occasioni, gli ultrà avellinesi mi sono stati vicini e continuano tuttora ad essere al fianco della mia famiglia. E poi, ovviamente, non posso non ringraziare i “New Bush Antonio Petrillo” con i quali abbiamo organizzato 10 “Memorial Antonio Petrillo”, a Baiano, e due edizioni del concorso giornalistico la “Penna d’Oro” e, nello stesso tempo, un ringraziamento speciale lo rivolgo all’Amministrazione Comunale di Baiano, che nel 1999, presieduta dal Sindaco, prof. Raffaele Napolitano, volle intitolare ad Antonio Petrillo il campo polivalente, al centro della Villa Comunale di Baiano, ponendo al suo ingresso, un cippo marmoreo in suo ricordo, su cui è incisa la seguente frase: “un fiore reciso nel fulgore delle speranze giovanili, rivive nel calore dello sport…

Suo fratello coltivava anche la passione per il giornalismo: che ragazzo era Antonio?

Mio fratello era un ottimo giornalista. In molti glielo riconoscevano. Laureando in giurisprudenza, aveva una solida formazione umanistica, essendosi diplomato al Liceo Classico Colletta di Avellino, e scriveva, con larghi apprezzamenti, per la “Voce della Bassa Irpinia”, ed il “Giornale di Napoli”. E’ stato conduttore dei telegiornali di Tele Baiano, prima, e di VideoNola, poi, oltre ad essere ideatore e conduttore di rotocalchi giornalistici e trasmissioni sportive. Coniugava la sua passione calcistica, con quella del giornalismo e lo faceva con lo stesso entusiasmo. E’ stato, poi, anche Direttore di “Radio Avella International”. Insomma, era un ragazzo che coltivava diverse passioni ed era disponibile con tutti, riuscendo a farsi apprezzare per la sua sensibilità e per le sue doti di umanità. Coltivava le amicizie e riusciva ad aggregare i giovani, coinvolgendoli nelle tanti iniziative, sportive e socio-culturali (su tutte, la “Festa della Befana”) di cui era l’ispiratore. Ricordo, che a Sirignano gli dedicarono uno striscione: “Nella vita un Signore, nella curva un Leone”… Beh… è forse quello che meglio sintetizza ciò che Antonio rappresentava per gli amici: eleganza, signorilità, raffinatezza, ma anche coraggio, determinazione e grinta sui gradoni dello stadio. Perciò la sua figura, ancora oggi, riesce ad attrarre e ad incuriosire, perché sapeva abbracciare e fondere in sé tanti valori positivi e a fare dell’amicizia e del rispetto per gli altri la sua principale regola di vita”.

La sua scomparsa ha destato un senso di smarrimento: qual è stato il fattore che vi ha spinto ad andare avanti?

La scomparsa di Antonio è stato un macigno enorme per la mia famiglia. Diciamo che da lì ho visto progressivamente spegnersi i miei genitori, che, infatti sono venuti meno a brevissima distanza: mio padre, il giorno di Natale del 1999 e mia madre il 19 marzo del 2008. Non siamo stati più la stessa famiglia, la morte di un figlio è innaturale e i genitori non possono accettare l’idea di sopravvivere al proprio figlio. Ecco, io ho dovuto corazzarmi nel dolore e ho affrontato il prosieguo, con la stessa caparbietà e determinazione, che aveva Antonio. Ho dovuto farlo per loro tutti, e, soprattutto, per Antonio, che amava la vita in tutte le sue dinamiche e che giammai avrebbe voluto lasciarla, tanto prematuramente”.

Oggi nella vostra famiglia Antonio Petrillo è comunque presente: a suo figlio ha dato il nome di suo fratello…

Mio figlio si chiama Christian Antonio e porta il nome di mio fratello, tant’è che festeggiamo il suo onomastico a Sant’Antonio. Con mia moglie, Francesca, abbiamo voluto premettere il nome di Christian perché vogliamo che il Signore lo guidi nella sua vita. Per il resto sappiamo bene che Antonio sarà l’angelo custode del suo nipotino. Nostro figlio rappresenta la vita che continua. Egli è il nostro presente e sarà il nostro futuro. Un giorno gli parlerò dello zio Antonio e gli spiegherò cosa ha rappresentato per tutti coloro che l’hanno conosciuto. Sarò orgoglioso di farlo e di trasmetterne il ricordo perché di una cosa sono convinto: solo chi non lascia affetti muore e Antonio continuerà per sempre a vivere nel cuore di noi tutti, familiari, amici ed ultrà dell’Avelino Calcio. Antonio vive!”.