BIG BANG
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Pubblicato il: 9 agosto 2018

MUGNANO. Unione del Baianese, servizi o fusione: il consiglio comunale si divide

Servizi si, fusione no. Per Terra Nostra è prioritario il percorso verso la gestione associata delle funzioni; per Nuova Alleanza Popolare, invece, il discorso dell’unica municipalità mandamentale è da approfondire e condurre in porto. Le forze politiche di Mugnano del Cardinale escono con due intenti differenti dalla discussione riguardante il ruolo da ricoprire nell’ambito del percorso dell’interazione con i comuni limitrofi. Una divergenza di vedute, insomma, che potrebbe riflettersi di qui al futuro prossimo anche in sede intercomunale.

E’ l’assessore Fulvio Litto a motivare la risposta politica al no all’unica municipalità mandamentale. Poi il sindaco Alessandro Napolitano chiarisce: “La legge elettorale per le elezioni politiche, specie negli ultimi anni, ed al contrario del passato, ha portato ad un’interruzione del rapporto tra il politico e la cittadinanza. La fusione dei comuni, che prevede l’elezione di un unico sindaco, contribuirebbe in questo caso ad allontanare gli amministratori dalle reali esigenze delle piccole comunità. Mancherebbe, in effetti, quel “fastidio” quotidiano che i cittadini rivolgono per la segnalazione dei problemi. Come si fa a parlare con 30mila abitanti? I cittadini sono già abituati con il discorso delle municipalità e l’eventuale fusione diventerebbe un discorso molto intricato”. Napolitano, ovviamente, è pronto a sposare, ma solo nel lungo periodo la causa dell’unica municipalità intercomunale. “Almeno per i primi cinque anni non credo che la nostra maggioranza possa perseguire questo obiettivo. Poi da quel momento in avanti, chissà…”.

Non è dello stesso avviso Giovanni Colucci, capogruppo di Nuova Alleanza Popolare. “La posizione dei nostri avversari politici non mi meraviglia e non ne comprendo i motivi. Oramai nel Mandamento Baianese si fa fatica a distinguere i confini e per un sindaco risulta sicuramente più difficile amministrare una comunità di 4-5mila abitanti, piuttosto che un’unica di 30mila abitanti circa. Il problema – prosegue Colucci – è che si rischierebbe di confondere la fusione con il superamento dell’etnia originale. Ognuno, in questo eventuale discorso, conserverebbe le proprie radici e le proprie tradizioni. Dispiace della decisione della maggioranza anche perché il percorso è già ben avviato nell’ambito del Piano di Zona Sociale ambito A6 di cui gli amministratori ne parlano con entusiasmo. In quest’ente già siamo un’unica entità, per di più in sinergia con un altro territorio come quello del Vallo Lauro. Ad ogni modo noi andremo avanti con questo discorso della fusione”.