BIG BANG
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Pubblicato il: 21 Febbraio 2021

ADDIO PIO/ Il commovente ricordo del prof. Nicola Montanile

di Nicola Montanile

Carissimo amico Pio,
Mi hai tradito, napoletanamente, “Ma fatte fesse“, perché invece, di concludere il servizio sulla Fontana di Sperone ed altri programmati, rompendomi, come tuo solito, le scatole, ” Ma fatto“, e come si dice, in un  paese del nostro comprensorio, amato, interessato ed elevato da te a livello per la valorizzazione delle proprie radici, “Ma sapute cumbinà“.
Insomma, non hai voluto, ulteriormente, valorizzarmi, perché, a un certo punto, sei diventato geloso, per cui non ti sviliorinò, col dire che eri una persona, cara, amabile, disponibile, sincera, intelligente, ricco di umanità, con un’attività culturale ed immensa, in questa tua breve esistenza e, quindi subentra il rammarico che avresti potuto dare ancora tanto alle nostre comunità e alla vita sociale, sia perché non ci sarà ricompensa, per me, né in denaro e ne di elogio, a meno che, la tua dipartita non sia uno scherzo, e se così fosse, di cattivo gusto o di una occulta iniziativa, che solo un “Deus ex machina”  o “Putrusine in ogni manestra“, mettevi sempre il tuo profumato aroma, insaporendo ogni aspetto sociale al punto tale che quando telefonavi, sapendo che eri tu, non rispondevano o, nel vederti all’orizzonte dicevano “Fuj fuj, stà venenne Pio Stefanelli“, perché sapevano che eri e resterai, simbolo di serietà, professionalità ed impegno e non tutti avevano queste qualità e, però, con la tua cordialità e simpatia riusciva a coinvolgere chiunque e sempre, anche i profani, nei tuoi ottimi progetti.    
Gli amici hanno sempre chiesto di te anche con ogni  mezzo e vorrei avere tanti soldi e felicità in proporzione di quanti lo hanno fatto; sicuramente, sarei la persona più ricca del mondo, tu non rispondevi, perché non volevi, da uomo che sopporta le proprie sofferenze, trasmetterle agli altri.
L’aspetto più triste ed amaro è che ci hai lasciato così come è capitato anche per un altro ed apprezzato amico avellano, Luigi Biancardi, detto Gigginiello, anche lui artefice e presidente della Pallavolo Femminile mandamentale, elevata a livello provinciale, regionale e nazionale, in un momento infame che stiamo vivendo che vieta riconoscimenti e dovuti onori, ma, sicuramente, la “Vostra”, ci fa riflettere a rivalorizzare quei valori morali che oggi stanno scomparendo o sono scomparsi del tutto e i fuori comuni di “a che cosa servono le condoglianze?”  e che dopo la morte non vi è più niente e quindi si invita a leggere, attentamente, “I Sepolcri” di foscoliana memoria.”
A prescindere da tutto ciò che, giustamente, si dirà e che sarà detto, su di te,  sempre poca cosa o niente, preme sottolineare, che, per le vicende negative patite, hai rappresentato la voglia di vivere, ha fatto comprendere che la vita è degna di essere vissuta e che i depressi, gli scoraggiati e qualche altra categoria, dovrebbero averti come esempio e inno alla vita. 
Comunque, non devo essere risentito nei tuoi riguardi, per il torto che mi ha fatto, ma imitarti, nella tua bontà e nella mancanza di invidia e di prosopopea, per cui, voglio concludere con una frase trovata su di un foglio ingiallito che non so se vada bene per te: “Si, l’aquila, una sera, volava alla volta infinita dei cieli, quando un gran colpo di vento le spezzò le due ali“,
Amico carissimo “Ma fatte fesse ‘nnata vota“.