BIG BANG
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Pubblicato il: 15 Aprile 2019

Alto Calore, nulla di fatto. Altri dieci giorni per una soluzione

Altri dieci giorni di tempo per la decisione finale. Il futuro dell’Alto Calore resta tutto da scrivere. Da una parte resta in piedi l’ipotesi prestito da 50milioni della Cassa Depositi e Prestiti per fronteggiare i circa 150milioni di debiti; dall’altra il piano di concordato in continuità riproposto dal Governo. Il tavolo tenutosi questa mattina in Provincia dunque non smuove la situazione. Il presidente dell’ente di Corso Europa Michelangelo Ciarcia ha letto una relazione in cui ha evidenziato la riduzione delle passività da circa 800mila a circa 300mila. Divergenze di vedute, invece, tra il sottosegretario Carlo Sibilia e il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola. Ciarcia potrebbe decidere di andare avanti da solo.

Intanto ecco il comunicato del Comitato Acqua Bene Comune.

Il Comitato Acqua Bene Comune Avellino – Aspettando Godot ha partecipato al tavolo istituzionale per il risanamento dell’Alto Calore che si è tenuto oggi 15 aprile presso la Provincia di Avellino.

Il comitato esprime il suo pieno disappunto riguardo l’esito dell’incontro in quanto a nostro avviso non è stato fatto nessun passo avanti verso la soluzione del problema, ovvero scongiurare il passaggio ai privati nella gestione delle risorse idriche nella nostra provincia.

Prendiamo atto che ci sono state azioni, sia pur ancora limitate, intraprese negli ultimi mesi dall’Ente e dalla Regione verso la riduzione delle perdite e degli sprechi, ma a fronte di ciò avremmo voluto un supporto più deciso all’azione di risanamento da parte di tutti, in primis dal Governo.

Purtroppo stigmatizziamo che ancora una volta il voto di 27 milioni di italiani e la manifesta volontà degli Irpini di tutelare il loro patrimonio idrico e ambientale è stato messo da parte per motivi esclusivamente politici, non spetta a noi entrare nel merito delle controversie politiche, ma il rischio è che mentre si continua a dibattere senza intervenire si arrivi ad una situazione dei conti che porti al fallimento dell’Ente e all’entrata dei privati in ACS come purtroppo prevede la recente normativa di riforma del settore delle partecipate pubbliche”.