BIG BANG
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Pubblicato il: 10 Ottobre 2020

“Ascoltando la Cenere”, il monologo di Scotto: “Conservare la memoria delle vittime del Covid”

Domenica 11 ottobre la Cooperativa Proteatro di Baiano mette in scena presso il Teatro d’Europa di Cesinali (Av) l’ultima produzione della compagnia dal titolo “Ascoltando la Cenere”, un monologo dedicato alle vittime del Covid 19, interpretato da Antonio Lippiello e scritto da Francesco Scotto che ne cura anche la regia. Intervistiamo l’autore….

Dott. Scotto, come nasce “Ascoltando la Cenere”?

“Durante il lockdown mi sconvolsero due cose: la morte in solitudine delle vittime del Covid 19 e le immagini dei camion dell’esercito che, a Bergamo, contenevano le salme di vittime all’apparenza anonime, sole nonostante i familiari si trovassero a poche centinaia di metri. Mi sembrò una tragedia assurda della quale avevamo il dovere di conservare memoria. Io sono un iscritto al CENDIC (Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea): proposi di organizzare una Giornata del Ricordo che potesse rendere omaggio alle vittime della pandemia. Il CENDIC, nella persona della presidente Maria Letizia Compatangelo, che ringrazio, accettò e mi inserì fra gli organizzatori della manifestazione. Nel lavorare al titolo, che alla fine è stato “Le parole non dette”, qualcuno, non ricordo chi, propose il titolo “Ascoltando la Cenere”, titolo che per me è diventato un’ossessione. Il monologo nasce con l’intento di partecipare alla Giornata del Ricordo, da regolamento sarebbe dovuto durare cinque minuti, ne è nata una messa in scena di più di un’ora”.

Cosa intende per conservare la memoria? Forse questa è la pandemia più monitorata di tutti i tempi, ogni giorno ci sono bollettini, cronache, se ne parla ovunque 24 ore su 24….

“Sì, appunto, la cronaca. La cronaca domani la dimentichi, ma chi sono le vittime della pandemia? Come hanno vissuto? Che effetto ha questa pandemia su tutti noi, sulla nostra psiche, sui nostri giovani? Sono queste le domande cui ho cercato di rispondere. Nel testo vengono raccontate storie ispirate a fatti realmente accaduti. Sono anni ormai che come autore non vivo più il teatro come spettacolo, ma come spazio in cui far nascere interrogativi che interessino tutti, proporre riflessioni che riguardano tutti noi, senza voler imporre soluzioni, anzi senza proprio averle; amo pensare che ogni singolo spettatore esca dalla sala con qualche domanda irrisolta, amo pensare che la messa in scena non finisca quella sera, ma continui a vivere in ognuno, anche la notte, anche il mattino dopo, ma questo, forse, non è nient’altro che il sogno di ogni autore che ama ciò che fa”.

Non ha paura di rappresentare uno spettacolo in tempi del Covid-19?

“Certo che ho paura. Appartengo anche alle cosiddette categorie fragili, non posso non aver paura. Ma la paura può essere sia il motore di un’attenta e giusta prevenzione, sia la causa di un totale immobilismo. Di fronte a queste cose non possiamo restare immobili, la vita deve essere vissuta, tutto si può fare con la giusta prevenzione. Oggi, poi, i teatri sono i posti più sicuri del mondo, sfruttano solamente un terzo dei posti che hanno a disposizione, in sala il distanziamento è senza alcun dubbio assicurato. Anzi, invito tutti a considerare l’uscita per andare a teatro come un’uscita sicura, più sicura di tante altre”.

Proteatro ha ripreso i suoi laboratori?

“Sì, i laboratori sono tutti iniziati e speriamo fra pochi giorni di iniziarne un altro, gratuito, di cui daremo notizia alla stampa a tempo debito. Certo si sente nell’aria che le persone hanno paura, ma, anche nei laboratori, soprattutto in essi, manteniamo la stretta osservanza delle misure di prevenzione. Ciò è nostro dovere, confidando al contempo nella buona sorte”.



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