BIG BANG
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Pubblicato il: 1 Dicembre 2019

AVELLA. Dagli anni ’50 ad oggi: la rivalutazione della Festa degli Alberi. FOTO

di Nicola Montanile

Nel mese di novembre è ricorsa la manifestazione della “Festa degli Alberi“, indetta nel 1872 dallo Stato del Nebraska (Stati Uniti d’America) col nome di Arbor’s Day ovvero giorno degli alberi, per mettere riparo ai disastri del disboscamento.

Questa brillante ed iniziativa idea colpì il ministro italiano della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli, che, nel 1899, istituì anche nel nostro Paese la medesima celebrazione

Essa venne, in seguito, istituzionalizzata con la “Legge forestale” del 1923 e, nel 1951, il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste stabilì che tale si dovesse svolgere il 21 Novembre di ogni anno, con possibilità di differire la data al 21 marzo nei Comuni di alta montagna.

In pieno regime fascista assume un grande sacralità con l’istituzione del “Parco della Rimembranza“, che potremmo definire la nascita delle prime lapide dedicate ai Caduti in Guerra e per quelli che muoiono per la sicurezza e la salvaguardia dello Stato.

Il su menzionato consisteva nel stabilire un luogo dove piantare tanti alberelli quanto erano stati i cittadini del proprio paese ad immolarsi, per la patria, nel conflitto della Prima Guerra Mondiale, meglio conosciuta, in un primo momento, come “guerra europea”, quando non parteciparono gli inglesi, gli americani e i giapponesi e poi “Grande Guerra”, nonché di “Trincea”.

Il nostro “Parco della Rimembranza” era in piazzetta Convento nei pressi del muro che separa il giardino dei Frati Minori Osservanti, dove furono piantati 41 alberelli tanti quanti erano stati i nostri Fanti – Contadini, morti nel conflitto del 1915 – 1918, e davanti ai quali venne collocato il cannone, colui che li aveva uccisi, ma che, ora, ne difendeva la gloria, il sacrificio e l’eroismo.

Forse questa gentile e significativa leggenda fiamminga “La Serra della Morte“, ispirò il Regime di Benito Mussolini:

“Era un inverno freddissimo e di fuori la neve ed il ghiaccio coprivano ogni cosa. Una povera madre, che la morte aveva portato via l’unico figliuolo, per la guerra, pazza di dolore, si precipita in una strada deserta, chiamandolo, per nome, ad alta voce.

Liberato, Liberato! Figlio, mio caro, dove sei. Mi manchi tanto!”.

Corre, corre, senza arrestarsi ed eccola, è sera e si trova nel fitto di una sacra foresta. E’ la Serra della Morte. Ogni Albero e ogni Fiore aveva il suo nome, perché ciascuno era una vita umana.

Madre, chinandosi su di un albero o un fiore:

Sento battere un cuore. Credo di riconoscerlo. Si, si, questo è il cuore di mio figlio!”.

Vecchia, ovvero la Morte:

“Non toccare quel fiore! Come hai potuto trovare la strada per venire fin quì? Come hai osato? Chi sei?

Madre, triste, impaurita e addolorata:

Sono una povera mamma che cerca il suo figliolo per dargli l’ultimo bacio e saluto. Maledico questa tremenda ed assurda guerra: O Signore, perché nel mondo non regna la pace?”

La Morte, intanto, stese la sua lunga mano nera verso il tenero ligustre in fiore e, a gran voce, minacciò la poveretta

Guarda! Ogni creatura, come nasce, ha il suo albero della vita ed il suo fiore della morte. Essi somigliano ad alte piante, ma i loro cuori, anche morti, battono sempre e vivono in quelle piante e sappi che ogni foglia ed ogni ramo di esso, è sacro. Non toccarlo mai più!”.

La povera madre cadde in ginocchio e a mani giunte e con la fronte poggiata alla piccola pianticella, pregò e pianse, in silenzio.

Comunque sussistono tante altre leggende, legate agli dei e soprattuto a Gesù, Madonne e Santi, già riportate proprio sul nostro netwok, quali sul Noce, Nocciolo, Legnosanto (lignisanti), Campanula, Glicine, Fiori d’Arancio ecc.), che ci fanno comprendere il rispetto che dobbiamo avere per la Natura e quindi, un plauso e un grazie sentito agli scolaretti della San Vincenzo Pallotti e alle docenti, che con la loro manifestazione hanno rinnovato un rito che, nel tempo si era perduto ed un ammonimento a comportarci, correttamente, nelle prossime “Festa del Maio” che coinvolge i nostri centri, ricordando che il Maio, significa Montagna, ma soprattutto ECONOMIA, per il passato, il presente ed il futuro.

(foto Archivio Nicola Montanile: Momenti della festa degli alberi anni ’50 e ’60, con don Filippo Marotta, nel Parco della Rimembranza e sotto il secolare Platano)