BIG BANG
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Pubblicato il: 4 Aprile 2021

AVELLA. Grotte San Michele, i 19 anni di lavori di restauro alla chiesa rupestre

“…ella ingrossa le legioni dei santi uffiziali di stato maggiore cittadino, da S. Silverio a Comiziolo…I quattro, però, che serbano una specie di giurisdizione  sulle faccende del nostro paese, sono S. Giovanni Battista, S. Michele, S. Romano, S. Pietro”.

Così si espresse, a proposito della religiosità avellana, uno storico locale, in un suo libro, nel 1888, e continua dicendo “...Quella pero che merita un po di considerazione è la chiesa dedicata all’Arcangelo S. Michele, posta fuori città, sulla via dei Mulini, in un ampia grotta, incavata nel tufo del monte...”.

Ma, con il passare degli anni, abbbandonata a se stessa, era rifugio di pecore e percorai, capre e caprai, buoi e bovari, briganti, fuggitivi alla giustizia e alla deportazione e ai bombardamenti, agli sfollati, nonche luogo di eremitaggio, come ci attestano alcuni decessi, avvenuti, (Anno 1838) “…è morto Ferdinando Albanese di anni ottanta veduo di Maria Orefice, nato in Avella di professione Eremita, domiciliato in Avella strada San Pietro, figlio del fu Nicola e della fu Angelina Mazza…”, non dimennticando (Anno 1845) “…è morto nell’Eremitaggio di questo Comune Giuseppe Del Mastro, marito di  secondo letto di Maria Giovanna Gurerriero, nato in Avella di anni settanta di professione Eremita domiciliato in Avella strada San Michele figlio del fu Carlo di professione….domiciliato…e della fu Anna Abate…”.

Questi decessi, ci attestano, altresì, che, quando si parla di eremita, si vuol intendere, forse, ad un addetto alla custodia di chiese rupestri, considerando che all’ indicato viene a mancare anche il figlio e la moglie.

Allora stanchi di vedere, giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, l’incuria di questa monumentale struttura, oggetto di studio dello scrittore e Deputato Raffaele Pescione, con articoli pubblicati su Napoli Nobilissima, di autori di Storia Patria locale, del prof. Ebanista e del romano dott./Dermatologo, Paolo Galiano, con il suo interessante testo “Voi Siete Dèi” – Gnosi Cristiana e Gnosicismo Eretico -, tra l’altro, in visita alla struttura, accolto dai fratelli Andrea e Michele Siniscalchi, avellani, armati di buona volontà e disinteressati, “dopo aver superato non poche difficoltà“, come si legge, nel libretto, redatto da Sabato Fasolino, definitosi ” ‘O Zappatore, presero in mano, le redini della situazione dando vita ad un “Comitato per i Lavori di Restauro alla Grotta di San Michele Arcangelo“.  

I compianti appassionati, di cui già vi abbiamo menzionato, in un articolo precedente, erano il dr. Michele Acierno (Farmacista), i sigg. Sabato Fasolino, Antonio Capriglione, (Contadini), Giacomo Luciano, (Procuratore di Bande Musicali), Agostino Vitale, (Maestro Artigiano del Ferro Battuto), prof. Antonio Guerriero, professore di Educazione Fisica della Scuola Media, omonima, avv. Armando Maiella, gli insegnanti della Scuola Elementare dell’Edificio Scolastico di Piazzetta Convento, Andrea Siniscalchi e Francesco Vetrano ed il sacerdote e poeta don Salvatore Napolitano, parroco della Chiesa di S. Pietro Apostolo.

I primi lavori ebbero inizio, in data 20 agosto 1970: Chiusura Ingresso, con un solidissimo cancello del peso complessivo di trenta quintali, per la spesa di un milione trecentomila; Restauro Altare del Santo, ridotto in pessime condizioni da mani vandaliche e sacrileghe.

Dopo questi più urgenti ed importanti interventi, coronati da una piccola benedizione del simulacro del Santo, in Piazza S. Pietro, ci furono altri interventi, quali aperture naturali esistenti poste difronte all’altare di San Michele di due Finestroni di ferro con Vetrate; lavori che vennero eseguiti dall’impresa edile, del sig. Liberato Albanese, ” ‘O Turruccuso”, per un valore di lire novecentomila. 

In data 16 ottobre 1971, il vescovo della Diocesi di Nola, Mons. Guerino Grimaldi……., consacrò la grotta-chiesa al culto dei fedeli e in tale circostanza amministrò il sacramento della cresima ad alcuni devoti...”

Nella Grotta, grazie alla protezione si diedero vita, nel corso degli anni, a varie manifestazioni religiose ed intanto, nel 1973, il signor Angelo Pedalino, devotissimo al patrono del Longobardi, vendette al Comitato un Gruppo Elettrogeno, che permise un maggiore voltaggio di energia.

Si realizzò il Monumento alla Vergine ed, in occasione dell’Anno Santo, anche l’ampliamento dello Scosceso Sentiero, conducente alla Grotta, grazie al dono del fondo rustico di circa 120 metri quadrati del membro organizzatore, prof. Vetrano, il cui Muro di contenimento venne fatto, ancora, una volta, dalla ditta Albanese Liberato e si susseguì la costruzione della Scalinata e le Erezione delle Cappelline della via Crucis  e la posa di una Lastra di Marmo, per ricordare l’evento, a cui contribuì l’amministrazione, pro tempore, con ben ventimila mattoni, calce e rete mettalica, i cui lavori vennero portati a termine dalla ditta del muratore Nicola Bizzarro.

Le opere continuarono, nel 1979, col riparare l’Antico Campanile e l’acquisto della Campana, per le quali furono spesi due milioni e cinquecento mila lire, somma prelevata dalle offerte dei fedeli e si attuò la Sistemazione del piazzale antistante la scalinata e sul ponticello del Clanio, vennero collecati Parapetti di ferro, per proteggere i fedeli; opere a carico dell’amministrazione e della Bonifica, ex Regi Lagni.

Ci fu, nel 1983, la collocazione di una Lapide Marmorea, in ricordo del compianto componente, in cui si leggeva “Alla memoria/ del Prof. Andrea Siniscalchi/Tenace collaboratore per il restauro/ di questa grotta/a noi sempre caro e presente“. 

Lavori Idrici, per portare acqua potabile nel posto e un nuovo Gruppo Elettrogeno, offerto dalla Comunità Montana, Impianto di illuminazione della Cooperativa Territorio Ambiente unitamente a Servizi Igienici, uno per le donne ed uno per gli uomini, eseguiti dal signor Ambrogio Montuori, ” ‘O Ciasciaglia”, cinque milioni di lire, evidenziano il grande impegno.

Non viene meno la Pulizia del piazzale antistante la Grotta, per lo staccarsi di alcuni massi, fatta dalla Edile Antonio Salapete, ” ‘O Canadese”, circa un milone e trecentomila, con l’istallazione di una bella villetta, con varie specie di alberelli, donati dal Corpo Forestale di Baiano, con al centro una Fontana con un gettito d’acqua zampillante.

Questi, in breve, la storia del ripristino , avvenuto, moralmente e tascabilmente, per merito del Comitato e per il contributo di alcuni fedeli, con generose offerte, ed altri per l’acquisto delle Cappelle della via Crucis, che vanno da un minimo di 50.000 ad un massimo di 250.000, senza evidenziare, l’intervento di 1.550.000  dell’Amministrazione e dell’Ente Comunale di Assistenza (E.C. A) di 1.130.000.

Ma, l’aspetto, più signifcativo, fu il rivivere il posto sacro, che divenne meta di visite guidate di scuole di ogni ordine e grado, di visitatori e studiosi, perchè venne inserito, in un percorso itinerante del Gruppo Archeologico Avellano, della Pro Loco Abella e della Cooperativa Territorio Ambiente, comprendenti l’Anfiteatro, Monumenti Funerari, Antiquarium, Castello, Palazzo Baronale e, ovviamente, la Grotta che affascinava più degli altri, con impiego di tutta la giornata.

Ad accogliere i visitatori erano Michele Siniscalchi, Antonio Caruso, Giuseppe D’Avanzo, addetti alla parte tecnica, mentre fungevano da guide e distribuzione di opuscoli, Anna Maria Napolitano, Teresa Montano, Speranza Vitale e Andrea Siniscalchi, il quale, alla spiegazione storica, abbinava quella misteriosa ed irofanica, che pochissimi si possono permettere di farla.

Altri tempi, quando il Dio Denaro era sconosciuto e ricordandosi che le opere di bene disinteressate non si possono cancellare dalla sera alla mattina; anzi contribuiscono a mascherare le ipocrisie e gli interessi del presente, specialmente, quando non si amano le proprie radici, verso le quali non si è mai mostrato interesse, per cui, il tutto si può riassumere con “Rafaniè fatt”accattà da chi nùn te sàpe“, oppure, “Quando la natura non può migliorare, tende a peggiorare e viceversa“.    

E non esiste cosa peggiore, che il primo caso del motto! Ma, d’altronde, si deve, pure, “Campulià“, quando si è senza arte e senza parte.

(Sul prossimo numero: La Grotta e la sua spiegazione storica, ierofanica e leggendaria; Fototeca Archivio Nicola Montanile: Copertina del libro del dott. Galeano).