BIG BANG
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Pubblicato il: 3 Aprile 2021

AVELLA. “Homo Homini Lupus”: “L’uomo è un lupo per un altro uomo”

 HOMO HOMINI LUPUS: L’UOMO E’ UN LUPO PER UN ALTRO UOMO

di Nicola Montanile

Questa massima attribuita, per la prima volta, al commediografo Plauto e, ripresa da storici e filosofi, si rifà alla cultura occidentale, la quale sosteneva come l’uomo abbia il naturale istinto di sopraffare i suoi simili, così come fa il lupo che, allo scopo di sopravvivenza, sbrana il più debole.

La si cita, in occasione, della mostra riguardante questo animale, che sta facendo il giro di alcune città italiane, quale Firenze e Napoli e, attualmente, giunto, in Avella, con la presenza di sei esemplari in fusione in ferro, esposti, in piazza Colonna, prospiciente al Palazzo Baronale, sede del Municipio e prossimo museo. 

Il lupo è stato sempre simbolo di terrore soprattutto per i pastori e il loro gregge, tanto che venivano pagati per ucciderli e il compenso poteva essere in denaro, per chi se lo poteva permettere o in natura.

La caccia al lupo era già, nel periodo del medioevo, rappresentante un pericolo per l’uomo e la testimonianza ci viene anche dall’espressione “In bocca al lupo” e la risposta, fulminia, “Crepi!”

Stava a signifcare di incontrarlo e di conseguenza ucciderlo per guadagno, per cui quando più se ne uccidevano, più denaro avevano.

A scuola, tra l’altro, ci è stata insegnata la locuzione “Lupus in fabula“, erroneamente, tradotta, “il lupo nella favola“, con riferimento alle antiche favole, nelle quali il lupo appare, per lo più, all’improvviso.

Allora, poichè fabula, in latino vuol dire, originariamente, “favella“, per cui “lupus in fabula“, dovrebbre essere tradotto, “il lupo nella favella“.

Tutto questo accade, poichè, anticamente, si credeva che la vista del famelico, in questione, togliesse la favella, cioè facesse ammutolire dallo spavento e ne consegue, altresì, perchè l’espressione latina si usa per dire che è arrivata una persona che ci obbliga a troncare il discorso, senza contare però, che ha anche un significato scherzoso e lo si usa per dire “stiamo parlando di te” (anche se qualcuno dice, invece di “Ecce Home”, “Ecco il geometra“)

Indubbiamente, non mancano aforismi e citazioni, quali “Il lupo perde il pelo e non il vizio” e “Dare la colpa al lupo, fa comodo alle pecore“.

Eppure, ironia della sorte, i mandamentali, essendo irpini, dovrebbero amare il lupo, poichè il termine viene dal lat. Hirpinus, nome che si fa derivare da hirpus «Lupo», animale sacro a Marte che avrebbe guidato gli Irpini, nell’immigrazione alle loro sedi, in Italia.

E, a questo proposito, bisogna rilevare che, nel libro dell’avellano del quartiere di Sperone, Ignazio D’Anna, “Avella Illustrata“, Tomo II, nelle pagine 58 e 59, quando si parla di stemma del paese, si legge “….per quanto poi si appartiene ad Avella, che è l’oggetto delle nostre cure, ella per sua Impresa rappresenta un Lupo con tre Palle di sopra a forma di Piramide, poggiando sul dorso del Lupo, e la terza sopra delle medesime in figura di Triangolo, per denotare che Avella è cinta di Montagne da Settentrione, e da Mezzogiorno, che verso l’oriente si uniscono, essendovi il Lupo, nelle medesime assai frequente…”

Inoltre, in una registrazione, fatta al tribunale di Napoli, è riportata l’immagine del Lupo, in data 1 febbraio 1928, ma consideriamo, altresì che ci troviamo in pieno regime fascita..

Ma, il sempre presente nelle favole, in senso negativo, a renderlo buono e a valorizzarlo, ci è voluto il poverello d’Assisi, che, nell’incontro, anche se si dice fosse una lupa, lo apostrofa con  “Fratello lupo” e da cattivo che era, improvvisamente, diventa buono.

Rimane un mistero anche se, secondo alcuni storici, esiste una velata allegoria, e, comunque, questa Specie di “Canis lupus”, appartenente alla Famiglia dei “Canidi” e all’Ordine dei “Carnivori” rappresenta il fascino del mondo animale. 

Comunque un plauso va all’artista cinese Liu Ruowong, bravissimo autore dell’opera, a cui facciamo consapevole, del compianto Lucio Dalla, con la sua canzone di ammonimento “Attenti al Lupo”, il quale agisce, quando, soprattutto, vede un branco di pecore/oni.

(Fototeca Nicola Montanile: Lo stemma registrato il 1 febbraio 1928)