BIG BANG
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Pubblicato il: 15 Ottobre 2020

BAIANESE. Dall’ascolto al racconto: Antonio Lippiello e la “Cenere” del Covid a teatro

Domenica, 11 ottobre ha debuttato presso il Teatro d’Europa a Cesinali, l’ultima produzione di PROTEATRO, il monologo “ASCOLTANDO LA CENERE” dedicato alle vittime del Covid19 scritto e diretto da Francesco Scotto. Ad interpretarlo con forza, rabbia e passione è stato Antonio Lippiello che ha affrontandola, vincendola, una ottima prova d’attore, lo abbiamo intervistato.

Antonio, come nasce la tua passione per la scena?

“Mio nonno Gennaro era un napoletano verace e d’altri tempi, ricordo che aveva la collezione di cassette di Eduardo, Totó e Luisa Conte. Di solito un bambino il “bianco e nero” lo evita, invece io ne rimanevo attratto, incantato… poi crescendo tra pallone e chitarra mi sono innamorato di Salemme, anche lui cresciuto con Eduardo che è sicuramente il mio “padre” artistico, ricordo che accendevo la videocamera a cassette di mio padre e mi registravo mentre facevo tutti i personaggi, non so che fine abbiano fatto quelle videocassette, ma sono il germe della mia passione. Credo che ogni ragazzo campano che voglia fare l’attore non può prescindere da Eduardo, Totò, Peppino, Troisi, Salemme, per fortuna abbiamo una tradizione forte e essa è linfa per il nostro lavoro”.

Cosa si prova ad essere attore di un testo mai rappresentato di un autore che conosci?

“Franco Scotto l ho conosciuto 4 anni fa… ma sembra un’eternità. Lui ha rivoluzionato il mio modo di approcciarmi a questo mestiere per me basato esclusivamente su una tradizione di repertorio, lui vede il teatro solo come drammaturgia contemporanea anche quando affronta i classici, è la sua poetica che cerca di tramandare a chi lavora con lui. La tradizione per un attore è una risorsa ma può essere anche un problema perché è ricca di stereotipi nel quale si può facilmente cadere andando ad imitare inconsciamente ciò che altri già hanno fatto, da regista cerca ancora oggi di sottolineare l’uso di questi stereotipi derivanti dall’essere, da sempre, spettatore compulsivo di commedie. Conosco il suo modo di pensare e nutro una grande stima per lui, quando ho letto la prima volta questo testo (Ascoltando la cenere) ho pianto e ho capito che era una grande sfida per me, per lui e per Proteatro. Durante la prima prova Franco mi disse: Umiltà, lavora con umiltà; questo è stato il primo approccio ad un testo complicato fatto da tante sfumature ma che sentivo molto mio, come se fosse cucito addosso a me. Nella parte iniziale di questo viaggio è stata dura poi si lavora tanto, con umiltà e convinzione”.

Il testo affronta tematiche legate al Covid19, hai affrontato il tuo personaggio dandogli rabbia,   sofferenza, ti riconosci in ciò che vive il tuo personaggio?

“Come dicevo si, mi ci rivedo molto. La “rabbia” che porto con me in scena non appartiene solo al personaggio che interpreto ma è anche una rabbia in cui mi riconosco perché legata al mio territorio e a questo mestiere, alle poche opportunità che noi giovani abbiamo a disposizione e come recita il testo verso la fine “vorrei che tutti i giovani avessero la possibilità di realizzarsi”. Questo mi spinge a farlo con forza e rabbia, ma una rabbia propositiva, una rabbia che vuole essere un grido di speranza (“Possiamo farcela”). Le tematiche legate al covid ci toccano un po’ tutti, ci fanno stare con i piedi a terra, ci incutono timore e ci emozionano. Credo che tutti, si rivedano nelle storie e negli argomenti raccontati nel testo”.

Parlaci un po’ di Proteatro, qual è il tuo ruolo, cosa fate? Progetti per il futuro?

“Proteatro è il progetto a cui sto dedicando la mia vita lavorativa, sono socio, principalmente attore e organizzatore. Sono tre anni che siamo presenti nel nostro territorio, eravamo un gruppo in crescita, il lockdown ci ha un po’ tarpato le ali prendendoci alla sprovvista, ma non demordiamo, tutti noi soci siamo consapevoli di avere delle buone radici, il progetto è solido, ci servirebbe un po’ di fortuna e, forse, più attenzione dalle Istituzuoni, ma stiamo lavorando bene. Nel nostro territorio, organizziamo laboratori teatrali per bambini, ragazzi e adulti. Abbiamo in cantiere 5 produzioni teatrali e 2 in fase di lavorazione. In contemporanea abbiamo un team Proteatro che si occupa di prodotti audiovisivi, spot per aziende e due sitcom di cui una pronta per fare il suo debutto sul web, realizzata in collaborazione con Puck Teatrè. Cosa vorrei? Vorrei che Proteatro fosse un’occasione, per fare cultura, per formare giovani, per creare comunità, per dare un momento di svago a bambini e adulti, per poter esprimere idee, valorizzare talenti, vorrei cercare di r cambiare alcune mentalità dovute al fatto di vivere in provincia… oggi, in tempo di smart working, anche la provincia può diventare Hollywood, basta volerlo, crederci, essere convinti che si può  per valorizzare il nostro territorio attraverso l’arte, attraverso il Teatro”.



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