BIG BANG
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Pubblicato il: 6 Gennaio 2021

BAIANESE. I proverbi dei mesi dell’anno come previsioni del tempo

di Nicola Montanile

                   ERA TUTTA NATA  ‘EBBRECA: DICEVANO I VECCHI ANTICHI

Una volta, normalmente, i mesi dell’inverno erano gennaio, febbraio e marzo e come tutti gli altri che si succedevano nel corso dell’anno, erano caratterizzati, accompagnati o identificati con proverbi che ne annunziavano l’avvento, nonché anche con significativi e saggi ammonimenti come.

Tre cose vò a campagna,

bona stagione,

bona semmenta

e buono zappatore

L’inverno, come si sa, è la più fredda e meno illuminata delle stagioni ed inizia a metà dicembre, ma il primo a presentarsi, nella tradizione folcloristica, come nella famosa rappresentazione de “ ‘E mise”, ovviamente, rimane:

So Jannàro ‘o prìmmo mèse

e ra mè cummìncìa ‘ll’ ànno,

cà attuòrno gia ‘nce stànno

tùtti l’avuti mise attuòno a mè.

Sìmmo ‘ddùrice fratèlli

Nùje giràmme attuòrno, attuòrno,

nùje giràmmo nòtte e juòno

sènza ve fa repusà.

Si ve persèquete lu frìddo

Fìn’a ‘ssott’ ‘o fuculàro,

cà sta ‘stu cùrto re febbràro

verìte che ve sàpe cumbinà”.

Attacca febbraio ma i proverbi, come si è accennato, le galline, il giorno 17, iniziano a fare l’uovo e si ammazzano anche i maiali e tutto ciò ce lo ricordano, successivamente,

A sant’Antuono

ogni pullanchella fa l’uovo

A sant’Antuono’

Ogni puorco è buono

Ma sempre, in questo giorno, si ricorda anche “ ‘O fuoco ‘e santantonio”, capita, immancabilmente, che venga giù la pioggia, per cui spesso, lo si ricorda così:

A Sant’Antuono,

lampe e tuone”.

Su S. Antonio Abate, per il quale l’avellano Mons. Pasquale Guerriero scrisse uno dei suoi drammi sacri e che fu l’unico a non essere mai rappresentato ci sono altri proverbi

A S. Antonio con la barba

se non piove, la neve non manca”.

Chi un buon carnevale vuol fare

da S. Antonio ha da cominciare

Non bisogna, altresì, dimenticare l’usanza da parte di tutti di gettare la roba fuori dalle abitazioni ed accendere un gran falò, il cosiddetto “Fucarone”, affinché l’anno nuovo portasse fortuna e prosperità, per cui non poteva non esserci:

A Sant’antuono

tèccate ‘o vviecchie e damme ‘o nuovo

Il suindicato primo mese, per i poeti, veniva anche, così descritto “Gennaio mette ai monti la parrucca”, oppure “Gennaio porta il ceppo e la Befana”.

Ma, ritornando ai nostri contadini, bisogna tener presente, che essi pregavano, affinché non piovesse copiosamente e, quindi, vi fosse un buon raccolto di grano:

Jannaro sicco,

massaro ricco”.

Capita anche che i proverbi accumunavano questi mesi di freddo e di tante leggende, come quello che significava che se uno non sarà freddo, certamente, l’altro sarà molto gelido ed infatti.

Si Jannaro sta’ in cammisa

Marzo crepa re risa”.

Oltre ad accumunare gennaio a marzo lo si faceva anche con febbraio, che poi era considerato il mese dell’impiegato, perché si lavora di meno e si ha lo stesso stipendio, per cui, nel primo caso, abbiamo.

Febbraio, febbrone,

si nun ‘o fa ‘a capa

‘o fa ‘a cora”, nel secondo, invece, “Il mese di febbraio è buono per l’impiegato”.

Non si è mai stabilito con certezza, quando terminasse l’inverno e di conseguenza il freddo e questo ce lo confermano gli stessi proverbi:

Dal Barbuto (Sant’Antonio Abate)

al saettato (San Sebastiano Martire)

l’inverno è già passato”.

Bisogna, però, tener in debita considerazione ad un altro, che mette il dubbio e  recita:

A San Biase

o sole pe’ case

Ma, in conclusione, l’addio invernale è stato sempre un incognito ed un mistero e si è arrivato persino a dire che tutto terminasse, nel giorno della Candelora, quando si mettono le candele sotto la gola, per congiurarne il male:

Candelora

‘state rinto, vierno fora”.

La discussione, finalmente, metterebbe tutti d’accordo, se  non intervenisse, un bove

Rispunnette nu voj

Tanno è ‘state quanno a fronna ‘e fico

e quante a nu pere ‘e voje”. (qualcuno dice “na cacata”).

Comunque vi è da tenere in debita considerazione anche la leggenda dell’orso che, all’indomani del 2 febbraio esce dalla sua tana ed osserva il cielo; se questo è sereno, l’animale fa tre salti di felicità e annuncia che l’inverno è finito, se, invece, è nuvoloso, allora ritorna nella tana e brontolando e dice “Candelora, Candelora, quaranta giorni vi sono ancora|”ed altre divertenti favolette in proposito.

Ma le previsioni del tempo, non si facevano solo mediante i proverbi tanto è vero che, in modo particolare, il barometro dei contadini, erano gli utensili che usavano quale la scure, la zappa, le falci e anche gli animali che avevano nelle stalle; infatti, per i primi, attraverso certi fenomeni naturale, con i secondi scrutando alcuni atteggiamenti  sentenziavano se era pioggia o bel tempo.

Considerando che il tutto non finisce qui e  ci proponiamo di dare spazio, al momento opportuno ad altri mesi, con i loro proverbi, non ci resta che concludere con il ricordo dei vecchi antichi, quando dicevano “Era tutto nata ebbreca”, oppure quando un fatto non andare bene soprattutto nei fidanzamenti, “Nunn’era pianeta”.

Era o non, rimanevano sempre “Tiempe belli ‘e na vota” e noi aggiungiamo che, non purtroppo, ma “Piuttroppo”, come dicono alcuni,  non tornano più.