BIG BANG
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Pubblicato il: 21 Novembre 2020

BAIANESE. Il perché delle Feste del Maio

di Nicola Montanile

Se i “ Puntettari“, giustamente, piangono, metaforicamente, parlando, il divieto della celebrazione della Festa del Maio, indetta, ogni anno, per il 26 dicembre, in onore del loro santo patrono “Fanuccio“, sicuramente, i “Mangiarolli“, con la quale questa manifestazione inizia, nella nostra zona, il 30 novemre, per “‘Driucciellu”, e tre volte, a gennaio, per i “Ricuttari“, il 10, per “Filumena“, per gli “Scassamandrelle“, il 17, per “Sant’Adduonoe ancora il 20, per i “Cipullari, con “Sastiano“, e alla fine il 20 febbraio, per i “Graunare“,  “Liuccio Profeta“, certamente, non ridono o sono felici.

Da tener presente, ancora una volta, che solo per due delle nostre comunità, non si fa in onore dei  santi patroni, vale dire Mugnano del Cardinale, perchè è la Madonna delle Grazie e Quadrelle, San Giovanni. 

Quindi il Maio rimane un avvenimento che tocca tutti i nostri centri e la sensibilità dei cittadini, poiché, nella rassegna, sono caraterizzati da mestieri e da una economia che, per un certo qual modo, direttamente o indirettamente, ci viene da quella grande madre natura: la Montagna, un tempo, ma forse, ancora oggi, se la si salvaguardasse, ha dato da vivere ad infinite generazioni.

La testimonianza più palese e tangibile, sono la celebrazione attraverso canti, leggende, fatterelli, scioglilingua, indovinelli.

Basti pensare che, in tempi remoti, quando una amministrazione, doveva indire una gara d’appalto per lavori o elargire denaro per le feste patronali, il tutto veniva appovato con la prasssi,” si pagherà con il ricavato del taglio degli alberi” ed, noltre, vi erano i guardaboschi ed il divieto di carbonizzazione in determinati periodi dell’anno e di pascoli, affinche le pecora ed altri animali non distruggessero le foglioline che dovevano dar vita ad un altro albero.       

Sussisteva, per il passato, un gran rispetto per la montagna, sopratuttto, in varie religioni, perchè inteso come elemento sacro e questa sacralità gli è conferita dalla sua altezza e dalla vicinanza al cielo e lo stesso Eliade, c’è ne da la conferma, coll’affermare:”La montagna è più vicina al cielo e questo le conferisce una doppia sacralità: da un lato partecipa al simbolismo spaziale della trascendenza (<alto>, <verticale>, <suprema> etc), e dall’altra parte il monte è per eccellenza il dominio delle ierofanie atmosferiche… Spesso la montagna è considerata punto di incontro del cielo e della terra:quindi un <centro>, punto per il quale passa l’Asse del Mondo“.

Peccato che la manifestazione, patrimonio folkloristico culturale ed orgoglio dei nostri centri, purtroppo, non ci sarà, soprattutto adesso, che, nel corso degli anni, stava uscendo fuori dai preconcetti canoni di becera sfrenatezza, pericolosità, campanilismo paesano e anche di  primogenitura, anche se per alcuni esiste ancora, non sapendo delle Calendimaggio, l‘Obelisco di Paglia di Mirabella Eclano, il Carro di Fontanarosa, il Giglio di Flumeri, anticipatori della nostra festa che si svolge su tutta la via Nazionale delle Puglie, per concludersi con i Gigli di Nola, e questo tutto per merito del circolo culturale “L’Incontro” di Baiano che è riuscito a far comprendere il vero significato della kemesse, coinvolgendo i sodalizi, le amministrazioni ed le scuole di ogni ordine e grado, con un concorso, basato su elaborati scritti e grafici sulla manifestazione, tra l’altro  dedicata al “Professore Galante Colucci” , compianto storico e di Baiano deus ex machina, che già, negli anni sessanta, inculcava con garbo e semplice didattica il culto e l’amore per le proprie radici, partecipando di persona alla manifestazione.

Comunque, sperando, che quanto prima finisca questo brutto periodo che tutti stiamo vivendo, ci si augura, per il prossimo anno, che la Festa del Maio sia più forte e partecipativa, con il coinvolgimente dei tutti i nostri centri attraverso una mostra itinerante di paese in paese e la messa in opera di un museo mandamentale.

Bisogna lottare e non arrendersi mai, tenendo presente la figura del Ciavattino/Ciabattino/Calzolaio/Zavattino/Scarparo/ e in napoletano Solachianiello, che anche lui si avvaleva del materiale della montagna per fare scarpe e zoccoli, anche se, pur lavorando giorno dopo giorno, non vedeva il frutto del suo lavoro:

“‘A suglia ‘nzocca

‘o spàve è sicche

Pòvere scarparièllo,

cu chell’àrte,

che vò fà“.

In definitiva la “Ieronatica” e una storia che va salvaguardata, tutelata, raccomandata e trasmessa a generazioni future ed inneggiata ai

Furastieri, miei cari, se

‘o mandamento venite,

‘a verè ‘o Maio Nuoste,

verite cose esilaranti:

Alberi, folla e alleria,

ca ve fanne cunsulà”.

(Fototeca prof. Galante Colucci: Obelisco di Mirabella Eclano, il Carro di Fontanarosa, il Giglio di Spighe di Flumeri, e la foto dello scrittore e storico baianese, nonchè primo a sinistra nel gruppo dei “fucilieri” e primo a destra fra i ragazzini ).