BIG BANG
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Pubblicato il: 2 Maggio 2021

BAIANESE. Postrisorgimento tra sequestri, ricatti, violenze, rapine e leggende

di Nicola Montanile

Il Brigantaggio imperversa anche nel comprensorio Avellano -Baianese e ce lo attestano racconti leggendari dei nostri nonni e molti documenti, tra cui, il “LIBER VII MORTUORUM ” della Collegiata di San Giovanni Battista de’ Fustiganti di Avella, dove, a pagina 3, si leggge “Nel dì dieci=sette del luglio 1861 Domenico d’Avanzo di questo Comune di Avella, di anni cinquanta, figlio dei coniugi furono Giuseppe, e Rosa d’Avanzo, non che marito di Maddalena Minichino domiciliato nella contrada detta Cortalupino, non fu munito de’  Santi Sacramenti perchè morì ammazzato dai Briganti nel fondo detto Cucciardo, il di cui cadavere è stato sepolto nel cimitero di questo Come sudo – Geremia Can Gragnani”, e sempre nella stessa pagina, troviamo “Nel dì dieci=sette del mese di luglio 1861 Geremia d’Avanzo di questo comune di Avella, di anni quarantasei, figlio dei coniugi furono Giuseppe, e Rosa d’Avanzo, non che marito di Speranza Guerriero domiciliato nella contrada detta  Casa=Brigante, non fu munito de’ Santi Sacramenti, perché morì ammazzato dai Briganti nel fondo di Cucciardo, il cui cadavere è stato sepolto nel cimitero di questo Come sudo . – Geremia Can Gragnani”.

In effetti,  si tratta di registrazioni di morte violenta di due fratelli, vittime di quel fenomeno triste che si verificò dopo l’Unità d’Italia e che va sotto il nome di Brigantaggio, il quale, secondo alcuni, fu profondo malessere sociale di quella classe che si disse “fame di terre“.

La sua repressione fu dura, con la proclamazione, nel 1862, dello stato di assedio “manu militari” e della legge marziale del 1863 sul territorio.

Per reprimere il brigantaggio furono impiegati 120,000 uomini, quasi la metà dell’esercito nazionale, con l’apporto della Guardia Nazionale, composta, in maggioranza, della borghesia agraria locale.

Nelle nostre zone agì la “Colonna mobile di Nola“, comandata dal Generale Pinelli, che, con 4.000 uomini, sconfisse le bande nascoste sui Monti Avella o del Partenio e, a proposito del su menzionato:

Si racconta che tre briganti avellani, per sfuggire alla cattura del generale Pinelli, si portarono, a passo svelto, in fondo al vallone del Clanio, con tutte le loro masserie. Giunti colà, pensarono di occultare le loro risorse auree ed argentee, rapinate in paese, e, scavata una buca alquanto profonda sotto il costone occidentale del vallone dell’Acqua del Monaco, a ridossso di un ciesco a cuspide, vi deposero una “caurarella”, con dentro il bottino. Evocarono, poi, con il libro del comando, lo spirito del Monaco eremita che, si narra sia stato ucciso dai barbari, nel VI secolo d.C, e suggellarono il tutto con la formula magica “Chi ha l’intenzione di prendersi questo tesoro, che la malora lo prenda e lo affoghi nella Bocca dell’Acqua, si da non poter ritornare alle patrie mura

Questo è quanto ci racconta, il compianto Giuseppe Noviello su “La voce della Bassa Irpinia, nel numero del 1° giugno 1986, nella rubrica “Li cunti…avellani, Seconda Parte, pagina 3“, e continua la leggenda così:

“Ebbene, nel corso degli anni, alcuni rocchesi e tufinesi, discendenti dai soldati borbonici, sbandati al tempo della campagna garibaldina, si portarono sul posto sotto la guida di un entità occulta, e, fatti tutti gli scongiuri ed i sortilegi indicati, con il libro del comando, riuscirono nell’intento”.

(Archivio storico di Nicola Montanile – Sul prossimo numero: Le identità dei Briganti del nostro mandamento)