BIG BANG
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Pubblicato il: 9 Giugno 2019

BAIANO. Gli eremiti Gianmarino e Zi Mattia

GLI EREMITI GIANMARINO E  ZI MATTIA

di Nicola Montanile

Continua la discussione sull’Eremo di Gesù e Maria di Baiano e si arriva, persino, a ritenere offese dei complimenti, da fare delle puntualizzazioni che non avrebbero motivo di essere fatte, nei riguardi dell’articolista, prof. Gianni Amodeo, uomo di profonda cultura e di spiccata obiettività. Ma tutto fa brodo se si considera che la “Metà dei libri che si stampano, non si vendono; la metà dei libri che si comprano non si leggono; la metà dei libri che si leggono, non si capiscono; la metà dei libri che si capiscono, si capiscono al contrario; per cui così è capitato per l’articolo redatto. Bando alle chiacchiere, si spera quando prima di risolvere la questione della suggestiva chiesetta rupestre, luogo di fede e di storia, la cui importanza è divenuta negli anni leggendaria, grazie anche a due personaggi Gianmarino, e a questo proposito consultare mandamentonotize del 1 febbraio 2015: “Il diavolo ad Avella e Baiano. La presenza di Gianmarino: Vi ricordate?” e poi Zì Mattia, che fanno parte del noto testo “I ricordi del curato” di Mainardo – Libreria editrice Treves – Napoli, che si riportano in toto:”Oh dolce colle di Gesù e Maria, quante volte vicino e lontano, ho pensato a te! Ho incominciato a salirti bambino, stretto alla mano della mamma, che morì così giovane! E, nel giorno gioioso del martedì dopo Pasqua, ogni anno, ho affrontato il pendio petroso per giungere al tempietto della Madonnina bella. Ho pensato ai tuoi pacifici ulivi, al grano alto, vicino alla maturazione, alle famigliuole sedute tra il verde per consumare i cibi pasquali, alle voci dei venditori di fichi secchi e di arancie profumate, alla folla brulicante, alle danze delle belle figliuole…Chi sa se mai potrò salire più fino alla tua Madonnina, colle di Gesù e Maria! Amici, perdonate l’esordio al vecchio ed imbecille poeta! Il ricordo del colle, che prende il nome della chiesetta di Gesù e Maria, è strettamente legato, in me, al ricordo di Gianmarino. Chi era Gianmarino? Lo ricorderanno bene i nostri vecchi. Era il custode del tempietto; un vecchietto dalla faccia e dalla mente di fanciullo. Tanto era semplice! Aveva la bocca un pò storta, forse per una paresi; ma Gianmarino giurava, in tutta buona fede, che il diavolo, di notte, gli aveva storpiato la faccia con uno schiaffo. Portava sempre un saio nero; ma non era nè frate, nè prete. Serviva, qualche volta, la Messa al Parroco, se ne aveva il tempo; ma, nelle risposte liturgiche, pronunciava soltanto le prime ed ultime parole. Nelle processioni e nei funerali, eterno Cireneo, portava sempre la Croce. Andava in giro turtto il giorno per questuare nei paesi circonvicini, entrava nella casa di tutti, con un sacchetto sulle spalle ed una cassetta con l’effige della Madonna tra le mani. Nessuno gli negava un piccolo contributo in viveri od in denaro. Egli riponeva i viveri nel sacchetto e le monete nella cassetta, da servire per la festa alla sua Madonnina: Ma, nel suo romitaggio, Gianmarino non viveva solo: viveva con un amico, primitivo e semplice come lui; ma più vecchio, più povero, più infelice di lui: Zì Mattia, che non aveva ascendenti o discendenti vicini o lontani, non esercitava un’arte, non aveva beni, non aveva casa; soltanto un’artrite, che lo aveva storpiato tutto, e raramente gli permetteva un pò di moto. Egli scendeva qualche volta nellla chiesetta, appoggiandosi ad una scopa spennata, con la quale tentava spazzare il pavimento polveroso. Gianmarino, dal cuore d’oro, aveva accolto, da anni, l’amico: gli forniva il pane, le pillole della medicina ed un giaciglio alla buona, come il suo, nella chiesetta, dove egli stesso dormiva, alle spalle della chiesa….

(Continua)