BIG BANG
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Pubblicato il: 28 dicembre 2013

BAIANO. “Il calcio di ieri e di oggi”: le esperienze di Vetrano, Masucci e del mental coach Bianco. FOTO

di Gianni Amodeo

Esperienze di vita parallele, ma in tempi distinti e diversi, quelli degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso e quelli che corrono a cavallo tra la fine del ‘900 e i nostri giorni. Due ragazzi con il sogno e la passione per la sfera di cuoio, la “pelota”, che racchiude tante e multiformi metafore della comune esistenza e realtà e che, non a caso, è  simbolo del gioco più popolare e spettacolare del mondo. Sogno e passione di Ivo Vetrano e Gaetano Masucci,  per conquistare uno spazio tutto proprio e personale negli annali del calcio giocato, a livello professionistico, approdando e vivendo alla luce dei riflettori della serie A.

 Due ragazzi del Sud che  hanno cominciato con i compagni di scuola  a tirare calci in interminabili partite nei piazzali di piazza Francesco Napolitano e al “Bellofatto”, il campo sportivo, realizzato negli anni ’30 da un gruppo di intraprendenti studenti universitari, tutti ben laureati e diventati eccellenti professionisti,  e dai loro coetanei che si guadagnavano da vivere nei laboratori artigianali dei cestai od erano già stimati  fabbri, barbieri, imbianchini, falegnami, a denotare l’autenticità dei valori dello sport che eguagliano ed esaltano il merito. E fu un impianto che si conserva ancora tale, realizzato a regola d’arte, sul suolo di via Olmo, donato dal benemerito “don” Francesco Bellofatto  alla civica amministrazione in dotazione della Chiesa Madre di Santa Croce e con la destinazione d’uso pubblico. E il “Bellofatto” è stato- ed è- per intere generazioni un bene comune di conclamata utilità sociale, essendo stato per decenni l’unico impianto sportivo del territorio, a servizio di Avella, Mugnano del Cardinale, Sperone, Sirignano, Quadrelle e Baiano appunto.

  Ivo Vetrano e Gaetano Masucci  hanno dialogato nei locali de “L’ Incontro”, con la coordinazione di Gianni Amodeo, mettendo a confronto le luci e le ombre del calcio professionistico di ieri e di oggi. Un’analisi per cognizione di causa diretta, se si considera che dalla realtà di Baiano hanno compiuto la scalata verso il maggiore palcoscenico calcistico, grado dopo grado, attraverso tutte le serie professionistiche, dalla quarta serie, come un tempo si chiamava l’attuale C-2, alla C-1,alla B e all’agognata A. Una scalata all’insegna della “gavetta”, che per Ivo ha avuto l’abbrivio primo nel Baiano e nell’ Atripalda dell’avvocato Carmine Tozza, mentre per Gaetano  c’è stato il passaggio diretto dalla  “Scuola di calcio” di Biagio e Antonio Peluso alle “giovanili” del Torino, per poi essere tra i calciatori-simbolo della storia del Sassuolo, la capitale delle mattonelle di pregio, con cui ha vinto i campionati di C,B ed ora è alla prima esperienza di A.

  Ivo nel ri-visitare il passato di pimpante quanto ironico ultra settanta cinquenne ha ricordato gli anni vissuti nel Saronno, i cui “tifosi” gli affibbiarono l’appellativo di Lumumba, uno dei leader anti-razziali e anti-apartheid africani degli anni ’60, quando cominciavano a prendere forma e nerbo le iniziative di Nelson Mandela in Sud Africa. L’appellativo derivava dal colorito del viso, ma anche dallo spirito creativo e …anarchico del gioco che gli era congeniale praticare. Ha ricordato i campionati giocati con il Modena e con il Varese, della cui promozione e permanenza in serie A fu artefice. Ed ha ricordato campioni con cui ha giocato, come l’eclettico e geometrico Cinesinho, Maroso, Sogliano, Pasqualin, Beltrami, ma anche campioni “contro” cui ha giocato e che si chiamavano Schiaffino, Green, Nordhal, Liedholm. Una sequenza di nomi che hanno fatto la storia del calcio italiano ed europeo, con menzione d’eccellenza internazionale per Ferenc Puskàs, il capitano della magnifica e spettacolare Honwed e della nazionale ungherese, che dopo i Moti anti-sovietici  del  ‘56 a Budapest si rifugiò a Madrid, diventando il portabandiera del Real sulla scia di Di Stefano. Una rievocazione, quella di Ivo, per dare risalto alla fantasia e alla creatività che sono anima del calcio; quel calcio, che nei nostri giorni  viene sacrificato ai tecnicismi e ai tatticismi, che non fanno crescere e riconoscere i talenti. Un tassello di gratitudine era fissato nel mosaico della memoria di Ivo  per uno dei più importanti protagonisti del boom economico degli anni ’60, quale fu Giovanni Borghi, il presidente mecenate  che si divideva tra due…amori, quello per il varese calcio e quello per il ciclismo. Una figura davvero di tempi lontani e generosi. E negli stabilimenti di Borghi  si realizzavano i frigoriferi e la gamma degli elettrodomestici che 70 anni fa entrarono nelle case degli italiani, per…dire che il Bel Paese ormai faceva parte della ristretta cerchia delle economie industrializzate più significative dell’Occidente sull’asse Europa-States.

  Gaetano concordava  con le tesi di Vetrano  sulla creatività e sulla fantasia  che sono il lievito del calcio, a cui non recano beneficio gli eccessi tattici e tecnicisti, evidenziando, tuttavia, come le metodiche di allenamento e preparazione del calcio professionistico dei nostri giorni richiedono particolare impegno ed applicazione, privilegiando la corsa e la fisicità. Di qui Masucci  tracciava il filo dei ricordi della “Primavera” torinista, di cui è stato parte integrante; un’esperienza segnata anche da sofferenza, dopo il fallimento societario del “Toro” vissuto duramente dai calciatori. Un punto di ricordo per sottolineare come se per “alcuni” c’è la  fortuna di arrivare in serie A, in ragione dell’autostima e della passione mai incrinata, per tanti altri, pur meritevoli, la fortuna gira la faccia dall’altra parte. Una constatazione, che consiglia a tenere sempre i piedi bene a terra. Come a dire che per Gaetano  l’esperienza che sta vivendo alla grande con i nero-verdi è l’ approdo, da cui è ripartito, sapendo che tenere il passo richiede impegno e sacrifici, che non lo scoraggiano affatto. Calibrate di buon senso, le considerazioni di Masucci sulla vicenda del compagno di squadra-Acerbi-  considerato dall’informazione superficiale e frettolosa utilizzatore di sostanze dopanti. Una sanzione mediatica falsa, perché la storia, purtroppo, è molto diversa,trattandosi della riproduzione di un tumore, da cui è stato “colpito” il generoso atleta. Una vicenda che fa riflettere sulle distorsioni che la cattiva informazione genera irresponsabilmente.

 Nel dialogo tra Vetrano e Masucci, intermezzo speciale con Pietro Bianco, medico di professione in servizio nell’Azienda ospedaliera del “Moscati”, centro-campista del Carotenuto degli anni d’oro ed attualmente mental coach, altrimenti detto psicologo di gruppo per l’ Avellino, protagonista del campionato di serie B e candidato alla promozione in serie A. Un intermezzo, nel corso del quale Bianco focalizzava gli aspetti della sua attività ch’è in sinergia con quella dell’allenatore dei “verdi”, Rastelli, ma, nello stesso tempo, se ne distingue e differenzia, con l’obiettivo di favorire le dinamiche d’integrazione e d’armonia del gruppo-squadra, perché si esprima al meglio e compiutamente sui campi di gioco; dinamiche funzionali alla fluidità e alla flessibilità dei rapporti tra i giocatori, valorizzandone al massimo le attitudini di leadership, per quelli che ne sono dotati, facendo da guida accettata e  riconosciuta dai giocatori che hanno diverse doti ed attitudini. Un metodo che funziona- sottolineava Bianco—se si considera l’ariosità e la rapidità di gioco ch’è in grado di proporre ormai l’ Avellino, interpretando a memoria gli schemi  tattici, variabili rispetto alle caratteristiche delle formazioni da affrontare.  Un metodo, per il quale finora  nessun giocatore dell’Avellino ha subìto la sanzione di squalifica. Un elemento statistico, con cui si comprova che i “verdi” giocano con la forza dei…nervi distesi. E tanto convinzione nelle proprie risorse e capacità.

A far da cornice alla conversazione erano davvero tanti. E si sono ri-viste “vecchie glorie”, ora padri ed anche nonni, tra cui Marino Barzaghi, Stefano De Laurentiis, Stefano Litto, Luigi Fiordellisi, Enrico Stago, Tonino Napolitano, Biagio Peluso ed  altri ancora, con, Michele Colucci e Michele Roncone, già presidente e segretario del Baiano calcio anni ’90.