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Pubblicato il: 13 Agosto 2019

BAIANO. La figura del “Mast e’ Fest”: Stefano Litto

di Nicola Montanile

Il successo di qualsiasi manifestazione si misura sempre e sopratutto con la continuità e bisogna avere anche un ottimo comitato, con componenti onesti, di fede e di passione.

Doti riscontrate nelle persone che hanno organizzato i festeggiamenti in onore del loro patrono, il Protomartire S. Stefano, sia per la festa del Maio che quella religiosa e civile, con grosse impegni religiosi e culturali tra cui la presentazione del saggio testo del prof. Carmine Montella, riguardante gli uomini indimenticabili del proprio paese; un opera di indicativo esempio che dovrebbero sfruttare anche altri studiosi dei nostri centri per far conoscere le nostre radici e rivalutare quei valori morali che oggi stanno scomparendo o sono scomparsi del tutto.

Indubbiamente, i cosiddetti “”Mast’ è Festa” hanno un ruolo importante e nei nostri paesi c’è ne sono stati alcuni che hanno lasciato un ricordo indelebile come i compianti prof. Francesco Sgambati, detto “Cicione” di Baiano e per Avella Carmine Palma, meglio noto come “‘O curtulillo”, per cui si invitano i lettori a citarne altri, cogliendo l’occasione per ricordare:                              “Tra le figure  caratteristiche di Baiano, la sua è forse la più simpatica, e certo la più popolare. Si tripudi o si pianga nel paese, nella gioia o nel dolore, egli è il prino, sovrasta la folla, intepretre del sentimento di tutti, tutti lo seguono e fanno come lui. Si direbbe che è l’anima stessa del nostro popolo, semplice, alquanto primitiva e non troppo disciplinata; ma, in fondo, buonissima. V’è in lui però una qualità che lo distingue nettamente e l’avvantaggia sugli altri: una volontà impulsiva, che non soffre indugi e trabocca tosto nell’azione, come pronta così travolgente. Quando egli vuole, non vi sono ostacoli che tengono, tutto diventa facile e piano. Il popolo lo sa, e per questo lo stima e lo segue così volentieri. Si tratta di inscenare una dimostrazione politica? E’ Stefano Litto che raccoglie, elettrizza e capeggia la moltitudine. Si vuole festeggiare il Santo Protettore? Tutti chiedono di Stefano Litto. A volte egli è lontano: è andato alla fiera  campionaria di Milano, o a Parigi, o  a Londra, per affari. Il pubblico ne soffre: che si può fare senza di lui? Ma, eccolo, piombato a Baiano tempestivamente: dispone, organizza, cava agli altri il denaro, e lui ne mette più di tutti, perchè la festa di S. Stefano deve essere la più solenne e clamorosa di quante altre si celebrano nei dintorni. Il 25 dicembre di ogni anno è per lui la grande giornata. Egli è congestionato, delirante, e fa delirare di entusiasmo la folla: se la trae dietro, immensa, incomposta vociante, carica di ogni sorta di combustibile: ceppi, fascine, sedie, panche rotte, da scaricare sull’ampio stradale della Chiesa. La catasta sale, sale: diventa una montagna. Verso sera, Stefano Litto vi torna per l’ultima volta con il popolo stracarico di legna: è seduto su di una poltrona sciancata, sostenuta da cento braccia; è rauco, ansante, polveroso, ma sorridente e felice. Il concerto cittadino stride indiavolato, gia spari assordono, il fumo ecceca, una scena di Babele da cui erompe un urlo che attutisce tutti gli altri: <‘O fucarone ‘e S. Stefano, ‘o Ruliusooo! (Il focarone di S. Stefano, il Glorioso) Ed il nuovissimo trionfatore scende dal trono improvvisato ed appicca il fuoco alla catasta, la cui fiamma salirà tra poco fino alle stelle, da cui guarda e sorride S.Stefano”.