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Pubblicato il: 1 Dicembre 2019

BAIANO. La figura del sacerdote Don Biagio Masi. Il racconto

Di Nicola Montanile

Una figura importante del paese caro al Protomartire Santo Stefano, è senza dubbio, quella del Sacerdote Don Biagio Masi, nato a Baiano, il 31 Dicembre 1841 ed ivi passato a miglior vita, il 21 Febbraio 1928.

La sua biografia è tutta racchiusa, in un libretto, dal titolo “Nel Trigesimo della morte del P. M. Biagio Masi“, di circa nove pagine, terminante, con altre non numerate, che contengono, “Epigrafi, Condoglianze, Lettere e Telegrammi”, di cui uno indirizzato al Comune di Baiano, in data 12 Marzo 1928 – VI, “Ill.mo Mons.  Cav.  Raffaele Masi, che recita “Per incarico e a nome della R. Procura di Avellino mi onoro rivolgere alla S. V. ed ai suoi parenti più prossimi le più sentite condoglianze  per la morte  del beneamato Sac. Masi Biagio , giudice conciliatore di questo Comune. Il Podestà: G. Lippiello“.

Si tratta di una Onoranza Funebre del Can°. Teol. Prof. Antono Tedesco, per Editrice Rubino di Nola, che afferma”Avendo avuto dall’amico carissimo , Can. Cav. Raffaele Masi, l’incarico di parlare dello zio nel trigesimo della morte, ho accettato con piacere , Dico <con piacere>, perché ho avuto l’occasione di conoscere bene chi fu D. Biagio Masi, soprattutto come religioso. Nel tempo che passò nel suo Ordine, Egli s’improntò a bellezza sacerdotale; proprio in questo tempo si distinse e si tramandò, come degno di lode; tempo, che costituisce la porzione più bella della sua vita; la vita che darà, poi a lui, durante la dimora a Baiano, la perseveranza nella dignità del ministero sacerdotale e il carattere dell’onesto cittadino“.

Egli nacque, in un famiglia religiosa e di condizione stimata e rispettata, da Raffaele e Raffaela De Lucia ed ebbe un educazione sana, grazie ai buoni sacerdoti Stefano Foglia ed il parroco Nicola Borselli e, nel 1852, quando entrò nel  Seminario Vescovile nolano, passò sotto l’egidia dei prelati Francesco Vittoria di Avella, Giovanni Mascia di Nola, Carmine Napolitano di Casamarciano, che lo fecero molto progredire.

Quindicenne, su consigli del sac. Francesco Masi, suo zio paterno, per altro, preposto generale dei Padri della Gran Madre di Dio, sentì la sua vocazione e nel 1856, indossò l’abito religioso.

La sua prima residenza fu Teano, dove a 20 anni, venne nominato maestro dei novizi e  questa nomina era, senz’altro, motivo di orgoglio e di lode, ma, nel 1861, subì un duro colpo per la scomparsa della madre, attutito, in parte, dall’essere  ordinato sacerdote, in data 14 Febbraio 1866, con l’immensa soddisfazione e commozione di celebrare, nel suo paese, tra il popolo festante, la sua prima messa solenne, in suffragio della mamma.

Girò per vari paesi italiani, quali Frosoloni dove fu economo, a Lucito di Campobasso, Rettore, e chiamato, a Roma, fu consultore negli uffizi generalizi e conseguì il diploma di maestro della Congregazione, per cui assunse il titolo di P. Maestro e dalla capitale ha l’ubbidienza di Rettore nelle case più importanti come Lucera, Taranto e Lecce.

Suscitò, per il suo ben operare, l’interesse dei vescovi delle diocesi traversate, i quali gli fecero concessioni onorifiche ad incominciare da Mons. Formisano, avendolo ammirato nel discorso per l’inaugurazione della Ferrovia Napoli – Nola – Baiano, ma, nel 1870, causa la morte del padre, dovette ritirarsi a casa, ove si diede alla formazione della sua famiglia e nel ’75, colpito da una malattia, che lo costrinse ad operarsi, fu consigliato dai medici di smettere la sua predicazione, stando nella sua Baiano a vita semplice di sacerdote e di cittadino.

Nella Laudatio Funebris si parla di sacerdote Buono, Umile, Zelante e si evidenzia gli arredi ed ornamenti, che donò a tutte le chiese di Baiano con preferenza a quella di Santo Stefano, dove si ammira il parato rosso ricamato di oro, nonchè Caritatevole per aver elargito elemosine ai poveri e soccorrendo fanciulle, sfortunate in amore e prive di ogni dote.

Ricoprì incarichi delicati: fu delegato per l’annone e nell’occasione, viene ricordato, per una singolare iniziativa, che consistette nel far venire da Parigi, a sue spese, duecento oleografie di San Michele Arcangelo, rappresentato come l’angelo della bilancia e ne distribuì una per ogni venditore, che fosse ricordo e monito della necessità di essere giusti.

Fu assessore titolare, assessore anziano, e funzionante da sindaco, vice conciliatore e conciliatore e morì decano dei concialiatori.

In definitiva, in qualsiasi posto fu missionario ebbe lettere di lode e relazioni affettuose col card. Carafa, col card. Riario Sforza, col card. Zigliata, e coi cardinali di curia, card. Ruggieri e card. Scotti e attestati di rispetto e di venerazione di grandi autorità civili, vivendo così i suoi 87 anni all’insegna dell’impegno proficuo.