BIG BANG
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Pubblicato il: 20 Dicembre 2020

BAIANO. L’ultima volta che la Festa del Maio non si svolse

Il Maio non ci sarà. Nel 2020 il Covid-19 fermerà l’evento più atteso per ogni cittadino di Baiano. Non accadeva dal Dopoguerra.

Ecco cosa scrive Antonio Vecchione nel suo libro: “La festa del Maio e la Comunità Baianese”.

Capitolo 4.5 “La guerra: la Festa “sospesa””
La guerra fu un tragico periodo, di dolore, di difficoltà, di stenti. Furono chiamati alle armi la maggior parte dei giovani e degli uomini validi di Baiano e nel paese rimasero soltanto donne, vecchi e bambini. Pensare alla preparazione della Festa del Majo, in quel triste clima, era oggettivamente difficile.
All’inizio alcuni giovani, pur senza grande esperienza, raccolsero coraggiosamente il testimone e portarono avanti la tradizione. Lo ricorda Mimì Boccieri: Ero giovanissimo, quando tra il 40 ed il 41, mi recai per la prima volta ad Arciano. Eravamo una quindicina, tutti giovani, con scarsa cognizione pratica del mestiere di boscaiolo, ma sentivamo forte il dovere e la responsabilità di portare a compimento la festa. Le difficoltà furono enormi, ma non ci scoraggiammo e in un qualche modo riuscimmo a tagliare il majo e portarlo in paese.
Poi la situazione peggiorò. Le condizioni di vita erano diventate proibitive e le difficoltà quotidiane (sicurezza, fame, privazioni) occuparono completamente i pensieri dei baianesi. La tradizione fu interrotta e per tre anni non si parlò della Festa. Non aver osservato questo obbligo di fede costituiva una ferita nel cuore dei baianesi. Quando nel 1945 ripresero i festeggiamenti, fu naturale pensare al modo di farsi perdonare dal nostro Protettore.
Quell’anno furono portati in processione fino alla chiesa ben quattro alberi: il primo per l’anno in corso, gli altri tre per saldare il “debito” con S. Stefano. Altra cerimonia significativa fu quella del 1980, l’anno del disastroso terremoto dell’Irpinia, che provocò lutti e danni. Il clima di quel dicembre era particolarmente triste. In uno scenario allarmato e ancora fortemente preoccupato (molti baianesi passavano ancora la notte fuori, per paura o perché in 66 attesa di effettuare i lavori di somma urgenza alle abitazioni danneggiate), la Festa del Majo fu necessariamente trascurata. Il soccorso, morale e materiale, da portare alle popolazioni che più di noi erano state colpite dal terremoto, era un altro pensiero che occupava le menti e il cuore dei cittadini, anche perché Baiano era divenuto centro di smistamento degli aiuti provenienti da tutto il mondo e destinati all’Alta Irpinia. Una frenetica attività caratterizzava l’opera dell’amministrazione comunale, capeggiata dall’onorevole Stefano Vetrano. Poi si decise di non mancare l’appuntamento con S. Stefano, per testimoniare la volontà di riprendere la vita normale. Fu una cerimonia bellissima e toccante, senza clamori, ridotta all’essenziale. Furono evitate le scene di entusiasmo che caratterizzano la Festa e le manifestazioni “urlate” o sopra le righe. Una folla strabocchevole partecipò alla processione del majo, in silenzio, senza sparare un solo colpo di fucile o fuoco d’artificio. Il majo, listato a lutto da un nastro nero legato alla sua chioma, fu alzato nel massimo raccoglimento e nella commozione generale
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