BIG BANG
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Pubblicato il: 6 Giugno 2021

Città del Baianese qua, Città del Baianese la: Viva Figaro

di Nicola Montanile

UNIONE INTERCOMUNALE OVVERO LA CITTA’ DELL’AREA AVELLANA“, è un corposo opuscolo, che riprende il tema della chiachierata “Citttà del Baianese“, iniziato agli inizi degli anni settanta e contiene, per specifici argomenti, gli interventi dei proff: Antonio Vecchione, Gianni Amodeo, Luigi Buonauro, Pietro Luciano e la prima pagina ha gli stemmi dei sei centri del comprensorio Avellano – Baianese.

L’impaginazione si avvale del prof. Pellegrino Conte e ci si trova, tra le mani, un documento realizzato dall’Editrice L’ARCA, in occasione del convegno “Provincia di Nola, Provincia di Ariano. Provincia o realtà“.

Da evidenziare, che il convegno si tenne il 17 giugno 2005, nell’ambito della Fiera Expo, per conto del Comune di Avella, del Comitato per l’Unione dei Comuni dell’Area Avellana e de “IL Meridiano”.

Nella premessa si iniziava, col ricordare che il 27 novembre 1982, sul giornale “La Voce”, appena fondato, risultava, in prima pagina, il titolo “Il cambiamento socio – economico sull’asse  Nola – Marigliano e nell’Avellinese e la riscoperta della fruizione nell’area mandamentale” e si poneva un preciso e fondamentale interrrogativo “Area di cerniera e di saldatura tra il nolano, gravitante in provincia di Napoli, e la provincia irpina, di cui è parte, il baianese, di quali progetti può fruire e valersi negli anni 80, per darsi opportunità di sviluppo socio – economico e, più ancora, dimensioni di crescita culturale e civile?”

Seguivano, poi, gli argomenti: “Una riflessione“, “La società contadina“, “Il mandamento di Baiano“, “Il cambiamento“, “I rapporti politici con Avellino“, del primo relatore su menzionato, per il Comitato dell’Unione dei Comuni dell’Agro Abellano, mentre il direttore de “Il Meridiano”, prof. Amodeo trattava: “Area Avellana, “Integrazione Intercomunale Identità Storica” e “La Proposta“.

Il professore Luigi Buonauro, docente di Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione Università Federico II e Parthenope di Napoli, si soffermava su “Armonizzazione dei Livelli Territoriali e Federalismo

Interessanti e significativi erano gli aspetti storici che venivano trattati dal prof. Luciano, in veste di docente di storia: “Profilo Storico del Territorio dell’Agro Abellano e del Vallo di Lauro“.

Il tutto terminava con un “APPENDICE“, contenente un “Quadro Normativo di Riferimento per l’Istituzione di <a> Nuova Provincia; <b>Unione dei Comuni; <c> Esercizio Associato.

Per dare una precisa velenza al convengno e all’argomento trattato, nonchè, per chiarire perchè e quando il nostro comprensorio avellano Baianese venne chiamato Mandamento, spulciamo il punto in questione: 

All’epoca il mandamento godeva di notevole autonomia e Baiano rivestiva un ruolo centrale rispetto ai sei comuni. La presenza di uffici importanti come quello del Registro, delle Imposte Dirette, la Pretura, la caserma dei Carabinieri induceva i cittadini del mandamento a frequentare il centro di Baiano. La sua piazza era sempre animata. Le occasioni di frequentarla  non mancavano neppure nei giorni festivi: le due sale cinematografiche attiravano molta gente, così come il campo sportivo, le ottime pasticcerie, ed il corso, che largo e spazioso, era vivacizzato da un allegro passeggio. La stazione di Baiano era un altro punto d’incontro importante; si prendeva il treno per Nola e Napoli e, nella piazza antistante, erano posteggiate numerose carrozze con cavalli per assicurare i collegamenti con gli altri comuni del mandamento. La centralità di Baiano era rafforzata anche da altri aspetti della vita. Chi non ricorda o non conosce l’avvincente storia del calcio baianese? La squadra dell’A.C. poteva essere considerata mandamentale ed era seguita da tutta l’area. Inoltre, a rimarcare l’inserimento nell’area napoletana, le pagine più belle sono state scritte con gli epici scontri con Palmese, Cicciano, Viribus Unitis (Somma Vesuviana), ecc. Avellino di contro  era scarsamente frequentata ed era percepita  come una realtà, quasi estranea. Per decenni, fino agli anni 50, i collegamenti con il capoluogo di provincia erano assicurati dalla carrozza a cavalli di Stefano Acierno, che, quotidianamente, si recava ad Avellino. Tutti erano ben lieti di affidare a lui incarichi e commissioni, risparmiandosi dispendiosi e pochi piacevoli viaggi. All’epoca, nall’immaginario delle gente comune, andare ad Avellino aveva empre una valenza negativa: si andava solo per <guai>, ad esempio al tribunale per gravi problemi di giustizia oppure all’ospedale (evenienza molto più rara, essendo l’assistenza medica assicurata dal medico curante  oppure…dal santo protettore). Fino a quegli anni, dunque, l’appartenenza alla Provincia di Avellino era avvertita, come fatto istituzionale, soltanto dalla borghesia medio – alta e dalla classe intellettuale. Il popolino viveva la sua realtà quotidiana interamente nella nostra area: lo Stato, la Provincia e le altre strutture pubbliche erano ignorati, essendo completamenti assenti. Il problema fondamentale della comunità era quello di procurarsi delle condizioni di vita tollerabili; erano i tempi di pesanti sacrifici, delle rinunce, delle privazioni; pur tuttavia si riusciva ad andare avanti. Le condizioni economiche complessive, infatti, erano accettabili. Si viveva facendo i contadini, i boscaioli, gli artigiani, in particolare cestai e fornaciai (produttori di calce viva); erano presenti attività industriali come salumifici, industrie conserviere e boschive. Non c’è mai stata agiatezza diffusa, ma nemmeno sacche estreme di emarginazione e povertà. Il fenomeno dell’emigrazione, come ultima speranza per una vita migliore, è stato rilevante, ma non devastante come in altre zone”.  

In definitiva, ne “Il Barbiere di Siviglia“, guarda caso, buffa opera, in due atti, Figaro è un Baritono e tale non dovrebbe mai sfiatare.

(Sul prossimo numero: Il Cambiamento, I Rapporti politici con Avellino).