BIG BANG
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Pubblicato il: 4 Aprile 2021

Con “Golee” il Baianese in Qatar, Biancardi racconta come è diventato under 30 top

di Stefano Cavaliero

È avellano il presidente e cofondatore di Golee, l’innovativa startup che digitalizza l’operatività delle società calcistiche. L’avventura di Felice Biancardi, di recente insignito da Forbes tra i 100 più influenti leader under 30, inizia tre anni fa insieme al collega Tommaso Guerra, con il quale decide di proporre sul mercato un nuovo strumento organizzativo nel mondo dello sport. Nelle sue quattro divisioni –Web, Manager, Coach e Store– Golee offre alle società un supporto su più livelli, che facilita e potenzia le attività gestionali dei club. La lungimiranza e l’efficienza del progetto hanno procurato a Golee diversi riconoscimenti, tra cui la StartUp Competition di Confindustria Giovani Nazionale e il premio miglior startup nel Social Football Summit indetto dalla Lega Serie A.

Golee si propone di recuperare il ritardo delle società sportive italiane in rapporto alla gestione amministrativa, organizzativa e finanziaria. Come vi siete accorti di questa falla?

“Sentendoci vicini al mondo dello sport, abbiamo passato due anni a stretto contatto con le società sportive italiane, e abbiamo cercato di monitorarne le attività per scoprirne le problematiche, anche ricevendo i loro feedback. Ci siamo presto resi conto che il problema principale era la disorganizzazione: gli strumenti privilegiati erano carta e penna, al massimo qualche foglio Excel. È un problema del mondo dello sport in generale, non solo di quello italiano”.

La startup ha visto una crescita incredibile durante il periodo del Covid: i clienti nell’ultimo anno sono passati da 200 a 1600. Quali sono le criticità che la pandemia ha messo a nudo e che Golee ha saputo fronteggiare?

“La chiusura totale ha causato molti problemi alle realtà sportive, specialmente a quelle più piccole. Abbiamo quindi deciso di mettere gratuitamente a disposizione dei clienti una parte dei servizi, in modo da offrire loro uno strumento valido per poter svolgere agevolmente alcune attività, quali la comunicazione e la gestione dei tesserati, anche da remoto. La criticità più grande è, ancora una volta, la disorganizzazione: se ne risentono gli effetti ad ogni piccola crisi. Abbiamo deciso di andare loro incontro, e di aiutarli con un nuovo modo di fare le cose”.

Golee ricopre un campo d’azione molto vasto, dall’organizzazione delle visite mediche e degli allenamenti al merchandising. Collaborate con alcuni interni per poter avere una conoscenza così precisa del settore?

“Tutta la nostra attività si basa sulla comunicazione con i clienti. Non siamo mai noi a decidere di cosa abbiano bisogno società, atleti e confederazioni, ma è l’inverso. Sono loro a presentarci le loro necessità, e noi mettiamo a punto degli strumenti per fronteggiarle. La cosa importante è avere sempre un’ottica globale, che permetta di trovare soluzioni valide per tutti, e non solo per il singolo cliente”.

Quest’estate è comparso sul giornale online Sprint e Sport un articolo che vi muoveva delle critiche, a cui avete prontamente risposto, mostrandone l’inconsistenza. Qual era la questione della polemica?

“Ad oggi noi siamo una delle poche realtà che mettono le società sportive in regola con la privacy. Le normative europee prevedono la messa in regola delle società con i dati sensibili al fine di tutelare gli utenti, specie se minori. Chiunque ci abbia accusato non era evidentemente al corrente di queste cose, e pensava che noi volessimo rilasciare i dati sensibili a terze parti. La situazione della privacy è molto complessa, e noi abbiamo investito soldi ed energie per avere tutto a norma. La gestione dei dati è il nostro fiore all’occhiello, e la realtà dei fatti ha smentito le accuse”.

Golee si occupa del panorama italiano, ma sembra aver attirato l’interesse anche di alcune realtà estere.

“Siamo accelerati in diversi stati arabi. Siamo stati finanziati dal Qatar Sportstech, fondazione nazionale del Qatar per l’innovazione sportiva che finanzierà anche i prossimi mondiali, perché è interessato ad importare la nostra tecnologia e vede la digitalizzazione in maniera molto propositiva.  Abbiamo anche un piccolo ufficio a Doha, che ci auguriamo di far crescere. Intratteniamo inoltre rapporti con due federazioni di Tel Aviv: Israele è ad oggi il fulcro dell’innovazione sportiva, ed è importante essere costantemente aggiornati ed avere contatti con le realtà più avanzate del settore. Crediamo comunque che il nostro modello possa funzionare ad ogni latitudine, quindi sarebbe bello espandersi anche all’estero”.

Di recente la rivista Forbes ti ha inserito tra i cento più influenti leader under 30. Come hai accolto la notizia, e cosa credi sia necessario per ottenere buoni risultati in un ambito scivoloso come quello dell’innovazione?

“È stata ovviamente una soddisfazione immensa, tanto inaspettata quanto più gradita: è uno dei riconoscimenti più importanti nel nostro mondo. Per avere buoni risultati bisogna creare della vera innovazione: che abbia cioè un impatto in modo sistemico, e che possa coinvolgere quante più persone possibile. Un’innovazione fine a se stessa diventa sterile”.

Golee, per il momento, si occupa solo di calcio, ma il modello sembra applicabile con successo a qualunque società sportiva. Pensate di estendere la vostra attività anche ad altre realtà?

“Assolutamente. Siamo partiti dal calcio perché è la realtà più importante, con i numeri più grandi, ma crediamo che il modello sia facilmente estendibile anche ad altri sport. Cercheremo il prossimo anno di entrare nel mondo della pallavolo e del basket e, sul lungo termine, di includere anche gli sport individuali”.

Quali sono i prossimi obiettivi che Golee intende raggiungere?

“Per il momento siamo presenti soprattutto nel Nord Italia, che geograficamente era per noi più comodo da raggiungere, ma puntiamo ad espanderci anche nel Centro e nel Sud. Di recente abbiamo chiuso un accordo con la divisione regionale della Figc in Calabria, e ne siamo molto contenti. Per il resto: raggiungere cinquemila clienti entro la fine dell’anno e legarci a qualche brand di abbigliamento e/o istituto finanziario”.