BIG BANG
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Pubblicato il: 15 Ottobre 2020

Covid-19, festività natalizie con il lockdown?

di Stefano Cavaliero

Questa seconda ondata di coronavirus raggiunge picchi del tutto inediti sulla scena nazionale: il 21 marzo c’è stato l’apice dei 6.557 contagi, mentre nelle ultime ventiquattr’ore si superano i 7.300. Alcune stime prevedono un’ulteriore impennata nelle prossime due settimane: si toccherà la cifra esponenziale di 17.500 contagi. Tuttavia, è ancora difficile prevedere i numeri del periodo natalizio: ci sono troppi fattori concomitanti (sanitari, regionali, comportamentali, climatici) che potrebbero notevolmente influenzare l’andamento della curva dei contagi sul medio e lungo periodo. Ma gli spaventosi numeri previsti per il futuro prossimo sono, purtroppo, relativamente attendibili, poiché ogni provvedimento, ogni comportamento, ogni misura, non mostrano i propri frutti che dopo le prime settimane. Con l’intenzione di evitare scenari apocalittici, il governo ha emanato il Dpcm della scorsa notte, ma i rischi e le problematicità sono ancora troppi. L’Italia non può permettersi un nuovo lockdown nazionale, ma si pensa piuttosto a chiusure mirate e a limitazioni circoscritte a territori, sul modello francese (coprifuoco dopo le 21 nella sola capitale). In tal caso, verrebbero dapprima chiuse quelle attività che implichino aggregazione, e dunque rischio di contagi, quali cinema, teatri e palestre. I secondi in lista sarebbero estetisti e parrucchieri, i terzi bar e ristoranti. Infine, i negozi. Non si prevede in alcun caso la chiusura per aziende e fabbriche. Le scuole rimangono un’incognita, ma il governo intende lavorare per garantire la continuità didattica in presenza. Tuttavia, il premier Giuseppe Conte non intende seminare allarmismo: e laddove il virologo Andrea Crisanti contempla l’inevitabilità di una chiusura nazionale durante il periodo natalizio, egli risponde “Non faccio previsioni per il Natale, ma faccio previsioni per le misure più idonee, adeguate e sostenibili per prevenire un ulteriore lockdown. Ma molto dipende dal comportamento degli italiani. Non potete pensare che ci sia il governo a risolvere il problema”. Ricordando la coesione del popolo italiano durante la prima ondata, aggiunge: “Qui c’è da tutelare la salute. Dobbiamo arrestare questa curva, e per farlo bisogna rispettare le regole”. Si ribadisce, inoltre, che è possibile per le singole Regioni prendere l’iniziativa per ulteriori misure, ma solo nel caso in cui queste siano più restrittive di quelle valide sul territorio nazionale. Il Ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, però, interviene a tranquillizzare gli italiani, dicendo che rispetto alla prima ondata le reti sanitarie e territoriali sono state potenziate, e che le terapie intensive e sub-intensive sono aumentate e sostengono gli sforzi in corso. Inoltre, se i numeri sono aumentati, l’hanno fatto proporzionalmente ai tamponi effettuati. A marzo si è raggiunto il picco di 6.557 su 26.336 tamponi, mentre oggi i 7332 contagiati si interfacciano a 152.196 tamponi: con un indice di contagio nel primo caso del 25%, nel secondo caso del 4,8%. “Ma più che mai serve adesso essere prudenti: il virus è tra di noi e corre veloce”.



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