BIG BANG
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Pubblicato il: 2 Agosto 2020

“Dopo il Covid un terzo di malati psichici in più”: l’allarme del dott. Pietro Bianco

In un’intervista rilasciata ai colleghi di Orticalab (clicca qui), che riportiamo, il dott. Pietro Bianco, responsabile del Centro Salute Mentale dell’Asl di Avellino ha fatto il punto della situazione dopo l’emergenza Covid-19.

Dottor Pietro Bianco, da responsabile della Salute mentale dell’Asl di Avellino, cosa pensa dell’istituzione della figura dello psicologo di base, appena deliberata dalla Regione Campania? In una provincia come questa, può rappresentare davvero un supporto agli specialisti ambulatoriali e soprattutto un servizio agli utenti?

«E’ sicuramente una buona cosa. Nel nostro dipartimento sono presenti alcuni psicologi, ma in numero certamente insufficiente. Due sono andati recentemente in pensione e così ne abbiamo uno ad Avellino, 1 a Cervinara, 1 a Grottaminarda con il Sert e uno a Sant’Angelo dei Lombardi. Io sono anche direttore di Neuropsichiatria infantile, e devo dire che anche qui c’è carenza, sebbene stiamo facendo dei concorsi per 3 nuove unità. Servirebbero almeno 6 operatori per distretto».

Questa è una terra con molti problemi, occupazionali e sociali. Com’è l’incidenza delle patologie psichiatriche in Irpinia e qual è l’identikit della persona che ha questi disturbi?

«E’ possibile fare delle distinzioni per categorie. Ci sono quelle che noi definiamo patologie gravi, persistenti e ad alto carico sociale, e sono i disturbi mentali classici, le schizofreniche o disturbi bipolari. Qui siamo circa al 10 per cento dei malati. Dall’altra parte, la vasta gamma dei disturbi comuni e diffusi, ansia a e depressione, da considerare fino ad un 30 per cento. Ci sono ancora i disturbi della personalità e i disturbi da nuove dipendenze, gioco di azzardo, video poker e scommesse, che sono in forte aumento. In generale, è possibile affermare che le patologie sono in forte crescita. Soprattutto dopo questa drammatica esperienza del Covid. Consideri che, prima del virus, noi avevamo in carica, in tutto il dipartimento di salute mentale, circa 6.000 persone tra patologie di tipo psicologico e clinico. Il dato equivale a circa il 10-12 per cento della popolazione. Una percentuale importante, anche se nella media nazionale, che comunque teneva fuori tutti quelli che si rivolgono al privato o che non si fanno aiutare».

E adesso?

«Le nostre osservazioni ci dicono che, paradossalmente, le patologie più gravi e le grandi psicosi sono rimaste stabili. Questo tipo di pazienti ha retto meglio al lockdown. Sono in forte aumento, invece, le situazioni che fanno riferimento a ciò che è stato determinato dalla fase Covid. La convivenza forzata, ad esempio, ha fatto saltare molte coppie. Aumentano le depressioni, i sentimenti di sfiducia verso il futuro, le componenti ansiose e depressive, le fobie. Il futuro non viene più visto come una promessa di realizzazione. soprattutto dai giovani, mente i 40-50enni che hanno visto aggravarsi o precipitare la propria condizione economica hanno perso punti di riferimento e sicurezza. Due fenomeni paralleli emersi dopo il lockdown e in forte crescita».

Dunque, come era presumibile, la crisi economica e sociale accentuata dal Covid sta facendo aumentare le patologie. Cosa vi aspettate come studiosi?

«Ci aspettiamo senza dubbio un incremento. Si sta già verificando, E’ chiaro. Aumentano manifestazioni psicologiche di ansia e depressione, disadattamento esistenziale. In alcuni giovani abbiamo visto crisi di depersonalizzazione. Ci si ritrova disorientati e cresce l’uso di sostanze, come droghe e alcol, o deviazioni, come il gioco. Da una parte, si prova a dimenticare, dall’altra a risolvere magicamente il problema economico. Sono segnali inquietanti che cominciano a venir fuori, ora che abbiamo riaperto gli ambulatori lo stiamo notando ancora di più. Così come, negli anziani, le fasce più espose ai rischi Covid, sono aumentate le patologie ipocondriache».

Aspettando il lungo iter per lo psicologo di base e i rinforzi dalla Regione, come si è mossa l’Asl di Avellino?

«In modo certamente virtuoso. Nei mesi scorsi abbiamo dato vita ai centri di ascolto empatici, nei distretti di Avellino, Atripalda, Sant’Angelo e Ariano. Ebbene, solo dal primo marzo ad maggio, i nostri dati ci dicono che abbiamo avuto 1574 contatti telefonici per richieste di aiuto. Per una buona parte erano pazienti o ex pazienti. Per il restante 30 per cento, persone che mai hanno avuto problemi o chiesto aiuto. Gli abbiamo dato informazioni o supporto psicologico. Alcuni volevano essere rassicurati quarti pazienti o ex pazienti, altri volevano supporto, fare catarsi, essere incoraggiati. E questo ha funzionato molto. Merito dell’Asl che ha accettato e nostre proposte».

Grazie dottore.

«A lei».