BIG BANG
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Pubblicato il: 21 Novembre 2020

Il Covid-19 mette in crisi il marchio Carpisa: chiusi oltre 100 punti vendita in tutto il mondo

di Stefano Cavaliero

Le strette nazionali ed internazionali sulla mobilità mettono in rischio non solo il settore dei viaggi e del turismo, ma anche quello della valigeria. L’azienda campana Carpisa, precedentemente primo rifornitore europeo di borse e valigie, vede il suo fatturato calare drasticamente. Come riportato in una lettera aperta al Governo da parte degli ad Gianluigi Cimmino e Maurizio Carlino, così come si apprende dall’edizione odierna de “Il Mattino”, la contrazione degli incassi per la catena è pari ad 82,4 milioni, cioè ad un -435. La perdita si traduce nell’inevitabile chiusura di 112 punti vendita (55 in Italia, 57 all’estero), nel drastico calo di fatturato (-62%) della Kuvera SpA, proprietaria del marchio Carpisa, e in gravi difficoltà per le oltre 250 aziende (tutte pmi) partner nel network Carpisa. “La crisi di queste aziende, nate nel corso di questi anni con l’investimenti dei risparmi di tante famiglie, mette oltre 1000 occupati seriamente a rischio di perdere lavoro. Auspichiamo che le istituzioni, alle quali rivolgiamo questo autentico grido di dolore, riconoscano il ruolo anche “sociale” del nostro brand, aiutandoci con interventi concreti ed immediati, non solo finanziari, per evitare conseguenze irreparabili sul patrimonio aziendale, con inevitabile blocco dell’attività e perdita del lavoro, per tutti quelli che fino a qualche mese fa avevano contribuito al successo di un marchio campano a livello mondiale”, scrivono gli amministratori delegati. L’eventuale apertura invernale in vista dei consumi natalizi, in queste ore considerata dai vertici governativi, non sarebbe sufficiente per risollevare l’economia dell’azienda, in un contesto in cui “se non si viaggia, non si acquistano le valigie, e da molti mesi questa voce è cancellata dai nostri rendiconti. Il protrarsi del lunghissimo periodo di stop ai viaggi nel contesto di una crisi mondiale mai riscontrata prima vede tutta la nostra attività pericolosamente a rischio”. Tuttavia, Carpisa non chiede ristori. Piuttosto, si auspica la collaborazione dello Stato per la ricostruzione economica dell’azienda. “Lo Stato potrebbe fare da garante per un blocco degli affitti da oggi fino ad aprile e non con il credito di imposta. Non potendo usufruire dei locali, non è possibile pagare. Inoltre, si potrebbero prolungare le moratorie con il rinvio delle scadenze dei finanziamenti garantiti dalla Sace per le grandi aziende. I prestiti sono costruiti su business plan e partono dal 2021. Ma noi sappiamo già che il 2021 sarà un anno di ricostruzione. I prestiti dovrebbero essere allungati almeno fino a 10 anni. Bisogna fare presto. Prima il Governo si muoverà, più fallimenti si eviteranno. Se un’azienda come la nostra arriva a chiedere aiuto, vuol dire che non c’è più tempo”.