BIG BANG
BIG BANG

Pubblicato il: 11 Agosto 2019

Lo “Scommogliazzelle”, terza puntata

Terza ed ultima puntata dello “Scommogliazzelle” a cura del prof. Nicola Montanile.

Nella puntata precedente, il nostro signor Emme, di Baiano, denominato così per motivi di pravacy, emigrato in America, per lavoro, fu invitato a superare delle prove, per entrare nella banda del famigerato Al Capone, la prima delle quali “.. ..Si trattava di attraversare da una parte all’altra una stanza buia e piena di sedie senza  che qualcuna rumoreggiasse; gliela fece. Seguiva un esperimento di destrezza, inteso come accorgimento e prontezza a controllare e dominare i movimenti di un corpo: da un gancio inchiodato al soffitto scendeva un filo metallico di tre metri, dal cui terminale inferiore pendeva la mummia dondolante di una donna vestita di nero, con l’abito pieno di campanelli. L’aspirante, una volta salito su di una sedia, doveva toglierle il portafoglio dal petto senza provocare il tintinnio dei metalli. Anche questa difficoltà fu suparata. Alla terza fase dell’esame, come operazione di coraggio, venne l’intoppo. Al fondo di un’ampia sala era collocato un tavolo rettangolare dietro cui sedeva Al Capone con quattro aiutanti, due a destra e due a sinistra; sul tavolo spiccava in verticale un pugnale, col manico infisso nel legno e la punta in alto. La stessa scena era ampiamente figurata in un quadro appeso alla parete alle spalle della commissione, coll’integrazione di un giovane che, a sua volta abbassato con forza il palmo della mano sul pugnale, lo ritraeva tutto insanguinato. Al Capone, rivolto al dipinto: <Vedi quel quadro e devi fare lo stesso>.Il signor Emme – Mi dispiace ma non posso; Al Capone – Ti consiglio di farlo, non aver paura; sono sicuro che non te ne pentirai. Il signor Emme – Non è proprio il caso di insistere; questo non va per me.<Riprovato>, replicò il gangster rivolto all’aiutante trascrittore, indi levatosi di scatto, lo allontanò allungandogli un ceffone con la sinistra mentre faceva cadere violentemente la sestra sulla punta della lama, subito   sbriciolatasi. Il pugnale era di cartone. Caso o fortuna volle che dopo due giorni il mancato neofita incontrasse sulla quinta strada di New York il signor Bellofatto Saverio, un noto esportatore baianese, amico di famiglia; questi diede in prestito al nostro il denaro necessario per acquistare il biglietto di ritorno in patria. Il padre lo vide ricomparire dopo due mesi, e dovette rimettere al Bellofatto la somma data in prestito per il viaggio. Ma l’America non ti piaceva? <Moltissimo-ribattè il figlio-, soltanto che la vera America sta in Italia, e particolarmente al paese: quì il cielo è luminoso, la temperatura è mite, si passeggia a lungo, a mezzogiorno con comodo si mangiano piatti caldi e non lo scatolame in fretta e furia, al pomeriggio si fa la siesta, e di sera si va al circolo>.