BIG BANG
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Pubblicato il: 7 Ottobre 2019

Quando Avella aveva una perfetta urbanizzazione

di Nicola Montanile

La Cooperativa Territorio Ambiente, che, in passato, ben operò, in campo culturale, per la sensibilizzazione e lo sviluppo turistico archeologico, fra le tante attività, oltre a quelle di accompagnare i visitatori ai siti e al museo, si diede anche a produrre testi, depliant e calendari e ad organizzare varie manifestazioni, inerante il territorio.

Essa era composta da elementi quali Antonio Caruso, presidente, e Albino  Albano, Gaetana e Maria Montanile, Antonio D’Avanzo, Raffaele Napolitano, Armando Sodano, Speranza Vitale e dal sostegno di altri soci simpatizzanti, quali Domenico Caruso, Raffaele Martino, Giuseppe D’Avanzo e fra le tante produzioni, in attivo c’è da ricordare alcuni interessati, indicativi ed istruttivi calendari, come quello di forma rettangolare, con misure, lungo cm. 45 e largo 20, sulla cui copertina vi era un foto di Avella, inquadrata dall’alto e per titolo “Avella 2001“, mentre in basso “FORMA VRBIS ABELLAE“.

Nell’ultima di copertina vi era schematizzato, in piccolo, l’anfiteatro e uno schema viario del nostro paese e un passo del canto VII dell’Eneide, verso 740, in latino e tradotto in taliano.

Nell’introduzione – presentazione si afferma: “Le tracce dell’impianto urbano dell’antica Abella divengono imponenti con il II sec. a. C., mentre scarse sono le testimonianze di insediamenti precedenti, a conferma di una continuità insediativa. La città romana è sotto il moderno abitato ed occupa l’area più ad Est, in una zona leggermente sopraelevata lungo il corso del fiume <Clanius> (Clanio). Dai ritrovamenti e dai resti emergenti, si può ipotizzare la struttura urbana della Abella romana. Rispetto allo schema

viario, l’Anfiteatro ruota sul suo asso maggiore di circa 45°. Esistono testimonianze fisiche, che l’antica Abella fosse organizzata per Cardini e Decumani. Infatti, la città aveva un impianto strutturato secondo una maglia ortogonale, tipica del tracciato ippodomeo, e il suo asso principale era il <Decumano Maximus> o Maior, il quale corrisponde all’attuale Corso Vittorio Emanuele ed al suo prosieguo, On Pasquale Vittoria, e via Anfiteatro. Il tipo di impianto pervenutoci è stato regolarizzato, dopo la distruzione dell’87 a. C., e delle mura si conosce solo il tracciato della zona orientale. Inoltre, sono riscontrabili, in in parte riconoscibili, i Decumani in direzione E-O ed alcuni cardini in direzione N-S. Analogamente ad altre strrutture simili, il Decumanus Maximo è segnato in due aree: il Foro (l’attuale Piazza San Pietro) e l’Anfiteatro. I limiti della città romana oggi individuabili sono: ad Est, dalla cinta muraria, su cui poggia in parte, l’Anfiteatro; a Nord dal Clanio, limite indiretto; a Sud, il  limite estremo di Via Cancelli; ad Ovest, all’altezza di Piazza Municipio. Infine gli assi ortogonali al Decumano Maggiore, i Cardini distano tra loro ad uguale misura e sono:  Via San Paolino, Via Molino, Via Cancelli (tratto superiore)), Via San Nicola Cardo Maximus), Via Foro Avellano, Via Santa Croce (tratto N-S), Via Ardelio Buongiovanni, Via Cardinale D’Avanzo, Viale San Giovanni, nonché l’attuale <Viottolo>  di accesso all’Anfiteatro. Le strade parallele all’asse principali sono: Via Santa Croce (tratto E-O), <Decumano Superiore>; Via Filippo Vittoria (tratto inferiore), Via Orfanotrofio (tratto intermedio) e Via Pergola (tratto superiore), <Decumano Inferiore>”

“Repetita iuvant” oppure “Repetita seccant”, ma resta il fatto che bisogna finirla con lo scoprire l’acqua calda, a meno che non c’è necessità di calare la pasta, prodotta dalla fattibilità.

(Sul prossimo numero i nomi delle strade avellane e la loro storia)