BIG BANG
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Pubblicato il: 4 Novembre 2019

Sui percorsi della drammaturgia,Punzo e Menna, al Proteatro di Baiano. FOTO

di Gianni Amodeo

Proficua e stimolante, la rivisitazione condotta a tutt’arco sul caleidoscopio  delle molteplici ed eccellenti esperienze di narrazione scenica che il Teatro in carcere viene sviluppando con costante tensione innovativa ed effetti speciali da trentanni ormai, tanto da catalizzare meritate attenzioni e crescenti consensi di critica nel segno delle degli spettacoli della Compagnia della Fortezza, il cui logo identificativo è strettamente correlato con l’omonima ed imponente struttura architettonica d’impronta medicea che  ospita il penitenziario, a Volterra. Una rivisitazione- ambientata nell’ovattata e raccolta atmosfera dei locali del Laboratorio Proteatro, in via Roma, ed animata da proiezioni filmiche con pervasive sonorità  in tema-  scandita dai fraseggi del puntuale e acuto dialogo, cui davano impulso con ariosità di idee Armando Punzo,napoletano d’origine e formazione, nato a Cercola, attore, drammaturgo e regista, ma soprattutto versatile ispiratore e fondatore della Compagnia,e la saggista Rossella Menna, originaria di Sperone, giovane drammaturga e studiosa di teatro, laureata nel prestigioso Dipartimento delle arti,musica e spettacolo dellUniversità di Bologna, la città dove lavora, con attivo impegno sia quale redattrice di riviste e webzine di settore, oltre che “firma” di “Doppiozero”, noto periodico di critica teatrale, sia quale  docente di Corsi di alfabetizzazione teatrale.

            L’ampio respiro e la lunga linea d’orizzonte del dialogo esplicativo- con l’efficace contrappunto della lettura di brani estratti proprio dal testo della conversazione di Armando Punzo con Rossella Menna, pubblicato da luca sossella editore edintitolato”Un’idea più grande di me”-   facevano risaltare  i punti focali del progetto della Compagnia della Fortezza, la cui stella polare coniuga i valori della promozione e del  riscatto civile con quel vigore intellettivo che riesce a trasfondere da sempre il teatro raccontando il mondo, gli uomini e le donne nei loro sogni e nelle loro inquietudini, veicolandone la conoscenza ch’è anche e soprattutto riscoperta di sé.

E’ un vero e autentico work in progress, quello che la Compagnia con bello spirito di coesione vive e attua nel Laboratorio della Fortezza, per preparare e allestire  gli spettacoli cherecain tournèe e rassegne nei più svariati contesti d’ambientazione e pubblico nelle città  del Centro come del Nord e del Sud. E siamo di fronte ad una meticolosa filiera di produzioni artistiche ch’è anche una complessa macchina di lavoro, resa concreta e realizzabile, grazie ai supporti istituzionali della RegioneToscana, della Provincia di Pisa, dell’amministrazione comunale di Volterra, nel quadro delle sinergie con il Ministero di Giustizia.

All’articolato progetto fanno da lievito e anima i linguaggi e i temi che rendono viva e palpitante la narrazione dell’umano e del reale mai identici con se stessi né scontati nella loro incalzante mutevolezza, attingendo in larga misura al teatro di  Genet, Brown, Becket, Shakespeare, Wiess, Rabelais,Pessoa, Brecht  eviaseguendo sulle tracce delle più espressive e pregnanti testimonianze della drammaturgia moderna e contemporanea, ma anche con incursioni nell’Eneide di Virgilio e nell’ Orlando furioso di Ariosto. E’ un’originale e straordinaria realtà, il Teatro nel carcere,  che la Compagnia costruisce nel proprio Laboratorio di formazione culturale con applicazione appassionata e impegno metodico; un’azione, per la quale si genera la trasformazione dei detenuti in attori o, meglioancora, diventano detenutiattori., tout court. E proprio per evidenziare il processo di trasformazione che viene dispiegato nellarappresentazionesulpalcoscenico, la dizione detenutiattori è la più congrua di significato  sia nella visione del drammaturgo napoletano che nelle dinamiche della Compagnia; è la dizione che serve a sottolineare come nell’assumere e far propria la connotazione attoriale i detenuti si proiettino simbolicamente al di del recintocella, del recintocarcere, per dare vita e forme alle identità delle personepersonaggi da interpretare. E’ il meccanismo della trasformabilità– particolarmente marcato da Punzo– che incide sulle persone, come sulle cose e sul mondo, dandone “altre” letture da distinti e nuove angolature di vista; trasformabilità chedà il senso della libertà e delle tante opzioni praticabili per la dignità del vivere.

E’ del tutto convincente la concezione dell’arte teatrale che Armando Punzo è venuto maturando in tutti questi anni di esperienza con la Compagnia della Fortezza  e che la conversazione con Rossella Menna ha fatto emergere;  concezione di cui una compiuta testimonianza si ritrova negli spettacoli allestiti dalla Compagnia, per rappresentare opere, di cui il drammaturgo napoletano-toscano è autore, tra cui spiccano “I Pescecani ovvero quello che resta di Bertolt Brecht”, “Romeo e Giulietta. Mercuzio non vuole morire”, “ Santo Genet, commediante e martire”, “Pinocchio.Lo spettacolo della ragione”, “P.P.Pasolini ovvero elogio al disimpegno”, “Budini, capretti, capponi e grassi signori ovvero la scuola dei buffoni”.