BIG BANG
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Pubblicato il: 25 Novembre 2020

Violenza sulle donne, Luciano: “Il cambio di cultura deve avvenire subito”

di Stefano Cavaliero

159 atti persecutori, 152 maltrattamenti e 12 violenze sessuali registrati in Irpinia dalla Polizia tra gennaio e settembre. E ancora. Più di 200 donne prese in carico del centro antiviolenza di Avellino. 54 arresti eseguiti dai Carabinieri del Comando Provinciale, e più 328 denunce per violenza domestica, atti persecutori e stupro. Dati che raccontano il 2020 di moltissime donne, anche minorenni. Dati che hanno visto un’impennata durante i periodi di lockdown. Il contatto continuo ed ineludibile con i familiari violenti, l’impossibilità della fuga, la necessità di abbandonare il lavoro e la conseguente perdita di libertà sociale ed economica: componenti alla base della violenza di genere, che risulta tristemente amplificata dalla pandemia, specialmente nelle aree depresse e nelle situazioni con meno lavoro ed ulteriori criticità. Ma è bene ricordare che i danni del patriarcato e della mascolinità tossica sono riscontrabili in tutti i contesti, in tutti gli scenari. Il Comando dell’Arma, guidato dal Colonnello Luigi Bramati, afferma che “questa grave tipologia di reati ha assunto una valenza sempre maggiore, ed oggi è purtroppo più che mai drammatica, caratterizzata da una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona. Non conosce differenze geografiche o culturali ed è diffusa a tutte le latitudini e in qualsiasi ambito socio-culturale”. Le forze dell’ordine invitano le vittime a non avere paura di denunciare le violenze subite, e diffondono i numeri del centro antiviolenza “Alice e il Bianconiglio” di Avellino, gestito dalla cooperativa “La Goccia”. Purtroppo, le richieste d’aiuto risultano triplicate dall’inizio della pandemia. Ma è rincuorante rilevare che sono sempre di più le vittime che trovano il coraggio di denunciare, rassicurate dalle reti di sostegno che le tutelano durante e dopo l’iter giudiziario. Le denunce non riguardano soltanto violenze fisiche, ma anche psicologiche (aumentano le segnalazioni per stalking e revenge porn, soprattutto ai danni di giovanissime), e non sono da trascurare i ricatti morali ed economici. La didattica a distanza, resa necessaria dall’aumento esponenziale dei contagi, ha tuttavia costretto molte donne a sospendere o addirittura abbandonare il lavoro, per permettere loro di assistere i figli; e ciò priva fatalmente le madri lavoratrici dell’indipendenza economica che garantirebbe loro l’emancipazione. È importante riconoscere che il problema alla base è di ordine culturale, come sottolinea a più riprese la Consigliera di Parità della Provincia Enza Luciano. Fondamentali risultano essere le campagne di sensibilizzazione (quali “Questo non è amore”) e un’appropriata educazione scolastica: “Abbiamo un progetto con patrocinio della Provincia su oltre quindici comuni che hanno aderito”, dice, “Andiamo negli Istituti scolastici con lo psicologo che lavora con i docenti proprio sugli stereotipi di genere”. Ma le vie del machismo, del sessismo e del bomberismo sono ancora più capillari e mimetiche, e passano anche attraverso il linguaggio. “Si vedano le resistenze ad adottare la declinazione femminile dei titoli di studio. Le resistenze tendono a conservare una preminenza degli uomini sul lavoro. Il tetto di cristallo non si sfonda nemmeno quando si tratta di raggiungere posizioni di vertice nei luoghi di lavoro, senza appannaggio degli uomini”. Chiaramente, la cultura dello stupro potrebbe essere, consciamente o inconsciamente, amplificata dagli operatori dell’informazione, come comprovato dal tossico e pericoloso giornalismo di Vittorio Feltri. Questi ha recentemente pubblicato su “Libero” il discutibile articolo “Ingenua la ragazza stuprata da Genovese” in merito al caso omonimo ai danni di una diciottenne, e sembra fare apologia della violenza e colpevolizzazione della vittima. “Lo stupro è un’azione contro la volontà di un individuo. L’idea di un maschio dominante e della violenza che è stata sollecitata non appartiene alla realtà. In tribunale pare che la donna debba dimostrare di aver subito la violenza. Non basta l’umiliazione subita, deve anche giustificarsi: perché era lì, perché era vestita in quel modo, perché aveva bevuto. Ma è essa stessa ad aver subito la violenza, non se l’è mai meritata”. Ritornando sul Covid, Luciano sottolinea che “i rapporti tossici esplodono, non c’è possibilità di sfuggire e neache di denunciare”, e che è fondamentale la piena collaborazione di sindaci, enti e farmacie: “A Wuhan è accaduto che c’è stata una recrudescenza del fenomeno. E la contromisura è stata la messa in vendita di mascherine con colori particolari. Le donne che andavano in farmacia a comprarle stavano denunciando, segnalandolo in questo modo, un caso di sopruso o di violenza in famiglia”. E in effetti, nella nostra provincia, associazioni e forze dell’ordine si sono mobilitate con solerzia per contrastare la preoccupante crescita del fenomeno, e per tutelare adeguatamente donne e ragazzine che abbiano subito violenze. Oggi alle 16 è in programma un webinar promosso dal centro “Alice e il Bianconiglio”, con il caloroso supporto morale della Cgil di Avellino, nell’ambito del progetto “Be Help-is”. Parteciperanno dirigenti e studenti di alcune scuole, e sarà presentato da Giusy Pamela Valcalcer, psicoterapeuta della struttura, e da Rosario Giovanni Pepe, presidente della cooperativa “La Goccia”.